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 Blog per discutere sul ruolo del futuro dell'Insegnante di Sostegno... di Admin
 
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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Benvenuto nel Blog per gli Insegnanti di Sostegno.

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04/11/2008 - Aree disciplinari: intervento del CIIS - Leggi
01/11/2008 - D.M. 358/98 -AREE DISCIPLINARI - Leggi il Decreto
02/06/2008 - PROGETTO DI LEGGE (on. Aprea) - Leggi il Testo
06/04/2008 - INTESA STATO-REGIONI, ENTI LOCALI - scarica il documento
04/02/2008 - RAPPORTO INTERMEDIO SULLA REVISIONE DELLA SPESA - Leggi il Rapporto
04/02/2008 - LA POLITICA NON VEDE I DISABILI - OrizzonteScuola_La politica non vede i disabili

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Di Admin (del 31/10/2008 @ 23:48:27, in professionalità docente, linkato 153 volte)
Mentre negli altri ordini di scuola l'insegnante per le attività di sostegno viene assegnato alle classi in cui è iscritto l'alunno/a disabile facendo riferimento al punteggio maturato in servizio, alla scuola Secondaria di Secondo Grado le cose vanno diversamente. La situazione, infatti, è un po' più complicata.
Nella scuola Secondaria di Secondo Grado i docenti sono suddivisi, sulla base della rispettiva classe di concorso per la quale maturano il servizio, in "aree disciplinari" alle quali viene fatto riferimento per l’assegnazione ai posti di sostegno della scuola.
La scelta dell’Area viene effettuata sulla base dei bisogni dello studente disabile. Capita talvolta che per il primo anno scolastico possa esserci incongruenza fra la scelta dell’area e i reali bisogni: per l’anno successivo dovrebbe, invece, essere individuata con maggiore precisione.
È una questione che sta sollevando alcuni dubbi, anche per la modalità con cui viene effettuata la scelta delle aree, non sempre trasparente. Ma, nella pratica, cosa significa una divisione di questo tipo? È veramente efficace per gli alunni?
La suddivisione in “aree disciplinari”, effettivamente, contribuisce al processo di integrazione scolastica e sociale dello studente disabile?
Se poi per lo studente si elabora un percorso disciplinare differenziato, la scelta dell’insegnante di sostegno sulla base delle aree può essere congruente? Oppure sarebbe più opportuno pensare alla nomina di un docente specializzato, che sia comunque in grado di offrire una formazione generale adeguata ai bisogni dello studente?
La presenza delle aree disciplinari fa pensare e discutere. Qual è la tua opinione al riguardo? Mantenere le aree o proporre qualche altra forma organizzativa? Introdurre qualcosa di nuovo, oppure semplicemente rimuoverle?
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Di Admin (del 02/06/2008 @ 12:22:01, in professionalità docente, linkato 1265 volte)
È stato presentato il 12 maggio un Progetto di Legge su iniziativa dell’on. Valentina Aprea, già Sottosegretario all’Istruzione, riguardante le «Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti».
In data 27 maggio 2008, il Progetto di Legge è stato assegnato, in sede referente, alla VII Commissione Permanente della Camera, di cui, fra l’altro, l’on. Aprea è Presidente ( http://www.camera.it/organiparlamentarism/10085/242/4413/10228/
commissionepermanentecopertina.asp ).
Si tratta di una proposta molto importante, in quanto andrà a ridisegnare aspetti fondamenti del mondo della scuola, trasformando “radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche, che si presenta, ancora oggi, caratterizzato da elementi che non colgono i cambiamenti costituzionali e le innovazioni sulle norme di governo delle istituzioni scolastiche sia amministrative che didattiche” (Aprea); è una proposta di legge generale, di principi, che valorizza l’Autonomia Organizzativa (L. 58/97) soprattutto “sulle questioni che riguardano tutto il funzionamento interno” (Aprea).
In particolare vengono affrontate questioni attese dagli insegnanti: dalla formazione iniziale alle modalità di reclutamento. Vediamo ora alcuni elementi, rinviando, per il resto, alla lettura del testo scaricabile da:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0001960).
  • FORMAZIONE INIZIALE: “si esplica nei corsi di laurea magistrale e nei corsi accademici di secondo livello, finalizzati all'acquisizione delle competenze disciplinari, pedagogiche, didattiche, organizzative, relazionali e comunicative, nonché di riflessione sulle pratiche didattiche, che caratterizzano il profilo formativo e professionale del docente” (art. 13).

  • CARRIERA articolata in tre livelli: docente iniziale, docente ordinario, docente esperto, con conseguente riconoscimento giuridico ed economico; l’articolazione “non implica sovraordinazione gerarchica”. Il cambio di livello, derivante anche dal merito professionale, presuppone esplicita richiesta da parte del singolo docente.
Per quanto riguarda il reclutamento, questi sono, in linea di massima, i passaggi:
  • l’aspirante docente, che ha conseguito la laurea magistrale o il diploma accademico di secondo livello e l'abilitazione all'insegnamento, ai sensi dell'articolo 13, potrà iscriversi, sulla base del voto conseguito nell’esame di Stato abilitante, in un apposito Albo Regionale, situato presso gli Uffici Scolastici Regionali.

  • Anno di applicazione: l’abilitazione consentirà al docente di effettuare «un anno di applicazione» presso un’Istituzione Scolastica, dove sarà seguito da un docente tutor, designato dal collegio dei docenti.

  • Dopo la discussione della relazione elaborata a conclusione dell’anno di applicazione, verrà espressa una valutazione ai fini del superamento o meno dell’anno di applicazione.

  • Superato l’anno di applicazione, il docente potrà partecipare ai “concorsi per docenti” banditi con cadenza triennale dalle singole Istituzioni Scolastiche statali, per la copertura dei posti disponibili e vacanti, posti accertati dagli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali.

  • Con decreto successivo saranno definite le classi di concorso
Formazione docenti "integrale", anche per le attività di sostegno: se ne parla?
  • Per quanto riguarda la preparazione professionale per le attività di sostegno, gli unici riferimenti rintracciati nel testo riguardano la strutturazione dei percorsi formativi. Il secondo capoverso del comma 3, art. 13 recita «I decreti di cui al comma 2, lettera c), disciplinano, altresì, le attività didattiche concernenti l'integrazione scolastica degli alunni in condizione di handicap e prevedono che la formazione iniziale dei docenti possa essere svolta anche mediante la frequenza di stage all'estero».
Non si riesce a comprendere dal testo così predisposto, se la formazione riguarderà “tutti i nuovi docenti”, oppure se la situazione resterà come quella di oggi, con percorsi separati... Di fatto oggi la scuola ha estremo bisogno che la preparazione professionale dei nuovi insegnanti (e se possibile anche quelli in servizio) riguardi tutti gli aspetti e non solo il curricolo disciplinare. Occorre formare docenti professionalmente preparati per affrontare le sfide che sempre più numerose e urgenti si impongono: dagli studenti in situazione di handicap (L. 104/92), alle difficoltà di apprendimento fino all’integrazione degli studenti non-italofoni. Questo per dire le più urgenti. Integrazione e Intercultura chiedono di essere immediatamente tradotte nella prassi scolastica quotidiana, perché la società non può più attendere!

Altre novità contenute nel Progetto di legge sono:
  • l’istituzione della figura di ViceDirigente, come livello di carriera e previo superamento di prove concorsuali (art. 18)
  • l’istituzione di un organo di valutazione professionale (art. 17)
  • la sostituzione dei consigli di istituto con i Consigli di Amministrazione
  • infine, spariranno le RSU.
Di questa proposta che va a ri-disegnare la scuola cosa tenere? cosa buttare? cosa cambiare? È durante l’iter parlamentare, nelle commissioni, che è possibile far sentire la nostra voce.

«Come insegnante penso che......» scrivi la tua opinione: se un cambiamento ci deve essere che venga fattoinsieme a noi”, non senza di noi.

Per ulteriori approfondimenti leggi l'intervento di Reginaldo Palermo:
"http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=22695&action=view/"


 
Di Admin (del 17/03/2008 @ 23:13:17, in professionalità docente, linkato 692 volte)
La notizia è riportata dalla news di “Tuttoscuola”, numero 331, del 17 marzo 2008.
Anticipata dall’intenzione di preparare insegnanti “specialisti della patologia”, l’idea di creare una task-force sembra avvicinarsi sempre più.
Si tratta quasi del “debito” che la scuola deve “pagare” ad ogni cambio ministeriale.
  • Il precedente governo aveva lasciato in eredità un decreto per la certificazione dei disabili che continua ancor oggi a creare confusione.

  • L’attuale compagine lascia in eredità un altro pesante fardello: una sede unica per gli insegnanti di sostegno, dove avranno “titolarità”, anche se poi, operativamente, saranno dislocati sul territorio. L’articolo definisce gli insegnanti di sostegno una “task-force”.

Ci limitiamo a dire che un’idea così composta rafforza ancor di più l’opinione che gli insegnanti di sostegno sono destinati al singolo caso e non al gruppo-classe, come recita la normativa e come da anni ricordano le Associazioni dei genitori. Una identificazione di questo tipo, infatti, ha quale conseguenza diretta la delega totale all’insegnante di sostegno, a colui che dalla sede di titolarità si sposta sul “singolo-caso”, da parte degli insegnanti curricolari, situazione per la quale, da anni, si chiede un intervento per un cambiamento radicale, ovvero della presa in carico degli studenti disabili da parte di tutti gli insegnanti della classe.

Ecco il testo pubblicato da Tuttoscuola n. 331: «È stata depositata nei giorni scorsi presso la Conferenza Stato-Regioni e Autonomie locali la bozza di un’intesa che dovrebbe essere discussa e approvata prima di Pasqua e che riguarda l'integrazione degli studenti handicappati.
Il testo è stato proposto dal Ministero della Pubblica Istruzione e prevede che a livello territoriale i diversi livelli istituzionali (scuola, asl ed enti locali) concorrano in sinergia ad assicurare accoglienza e integrazione ai ragazzi portatori di handicap. Il documento puntualizza e approfondisce la materia dell'integrazione sociale, cercando di darne un’impostazione sistematica e funzionale.
In coda al documento vi è una novità interessante. Si prevede, infatti, che i docenti di sostegno, anziché essere titolari presso un’istituzione scolastica, come capita attualmente, siano in carico ad un’unica scuola polo del territorio.
Dalla scuola polo, in cui sarebbero tutti titolari, dovrebbero poi essere assegnati alle singole scuole, salvaguardando possibilmente la continuità didattica.
Una specie di task force di zona per l'integrazione.
Si tratta di una piccola rivoluzione su cui i sindacati degli insegnanti hanno dato presumibilmente il loro placet, ma che potrebbe creare qualche problema ai docenti per la non coincidenza tra sedi di titolarità e sede di servizio scelta della sede.
Ad ogni modo l'Intesa, se approvata, difficilmente potrà essere applicata già dal prossimo anno scolastico, visto che gli organici del personale per le titolarità sono già stati definiti».

Leggi il documento: http://www.sostegno.org/pages/news.asp

Approfondisci.
L'intervento di Salvatore Nocera (FISH)
http://www.edscuola.it/archivio/handicap/intesa_stato_regioni.htm/

 
Di Admin (del 04/02/2008 @ 11:26:45, in attualità, linkato 576 volte)
L'intervento di Antonio Rocchetti, -da Repubblica Napoli- pubblicato su OrizzonteScuola, invita a riflettere sul "qui e ora" orientato ad un domani sempre più imminente.
«La scommessa dell'integrazione, dice Nocchetti, propugnata oltre 30 anni fa da una classe politica di extraterrestri, se confrontata con gli attuali parlamentari appare irrimediabilmente perduta».
Il "Rapporto intermedio sulla revisione della spesa", documento governativo passato in sordina, contiene e traduce le prospettive in tema di integrazione...
«La premessa culturale –afferma Rocchetti -che sentiamo di avversare con forza è che [...] la disabilità possa avere un costo economico comprimibile». Per assicurare diritti costituzionali come l’istruzione e la salute, la riposta non può tradursi con una “riduzione dei costi”.
In relazione all’integrazione scolastica, Rocchetti richiama alcuni punti fondamentali:
  • la formazione, per il quale rimanda al rapporto OCSE 2007;
  • la formazione di tutti i docenti curricolari, aspetto che tarda a trovare risposte precise;
  • l'incremento del numero degli alunni per classe, che contribuisce a rendere ancor più problematica “la qualità del tempo scuola per gli studenti disabili”;
  • la continuità educativo-didattica dell’insegnante per le attività di sostegno: continuità promessa a voce, ma non rintracciabile in finanziaria...
  • la possibile “scomparsa di 8000 insegnanti di sostegno”, quale conseguenza della definizione numerica “dell’organico di sostegno a 94000 unità, indipendentemente dal numero degli alunni disabili, per i prossimi anni... ”;
  • scomparsa della deroga per gravità;
  • le certificazioni per disabilità, fissate dal precedente governo, completano il quadro...
Situazione attuale e prospettive. Ma dove sta andando l’integrazione? Ed è in questa direzione che noi, insegnanti di sostegno, intendiamo dirigerci? Che fare?
Per leggere il testo integrale
www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17977.html

 
Di Admin (del 02/02/2008 @ 00:37:01, in attualità, linkato 397 volte)
Solo un italiano su tre ha fiducia nella scuola.
A sostenerlo è l’Eurispes attraverso il Rapporto 2008, del quale un’anticipazione è stata pubblicata il 21 gennaio 2008. Dalla sezione, dedicata alla fiducia degli italiani nelle istituzioni, emerge che la maggior parte dei cittadini (il 46,3%) hanno “poca” fiducia verso l’istituzione scuola, e il 19% ammette, addirittura, di non averne “alcuna”.
L'istituzione scolastica ispira piena fiducia solamente ad un cittadino su tre, mentre appena un anno fa la percentuale era più alta: un italiano ogni due.

A sostenerlo è l’Eurispes attraverso il Rapporto 2008, del quale un’anticipazione, dedicata alla fiducia degli italiani nelle istituzioni, è stata pubblicata il 21 gennaio. Secondo il sondaggio annuale dell’Istituto di studi politici economici e sociali la credibilità del mondo della scuola sarebbe sempre più in declino: ispira fiducia solo ad un terzo del campione (il 33% appunto), mentre un anno fa, di questi tempi, la percentuale era del 47,1.
La maggior parte dei nostri cittadini (il 46,3%), sempre secondo il Rapporto, sarebbero così oggi orientati ad avere un rapporto di “poca” fiducia verso l’istituzione scuola, a cui va aggiunto un 19% di cittadini che addirittura ammette di non averne “alcuna”.
Insomma, una vera debacle di consensi, probabilmente influenzata da un mix di motivazioni: dal numero ormai incontrollato di casi di bullismo ai risultati sempre più deludenti sulle competenze dei nostri alunni (l’ultimo particolarmente significativo il Pisa-Ocse della fine del 2007); dal mutamento ciclico e frenetico delle strategie che guidano il mondo dell’istruzione fino alla scarsa considerazione generalizzata della società per valori ed istituzioni sino a qualche decennio fa invece veri e propri totem.
E’ soprattutto su quest’ultimo punto che si sofferma l’Eurispes.
Il giudizio mediocre espresso dagli italiani verso il mondo della scuola rispecchia in pieno quello per le istituzioni di qualunque genere esse siano: dalle forze dell'ordine alle istituzioni religiose, alla politica.
Unica in controtendenza la magistratura, con fiducia in lieve rialzo ma che non supera comunque il 50%.
Ad aggiudicarsi il primato in termini di fiducia sono le associazioni di volontariato: 71,6% di fiduciosi (il 26,6% molto, il 45% abbastanza): la percentuale è però in calo rispetto a un anno fa (78,5%). Al secondo posto, con oltre la metà di cittadini fiduciosi, i Carabinieri (57,4%) e la Polizia (50,7%).
La Chiesa e le altre istituzioni religiose raggiungono il 49,7% di fiduciosi, meno della metà, con una flessione notevole della fiducia rispetto al 2007 (60,7%).
Il 46,3% dicono di fidarsi della Guardia di Finanza. Ottengono ancora meno fiducia le associazioni di imprenditori (23,5%), la Pubblica amministrazione (20%, in calo rispetto al 26,9% del 2007) e i sindacati (19,5%, a fronte del 26,7% dell'anno precedente).
All'ultimo posto, e questa non è una sorpresa, i partiti, in cui ripone fiducia solo il 14,1% degli italiani: ben la metà (50,8%) non si fida per niente, il 33,1% poco, il 9,6% abbastanza. Tale risultato è quasi analogo a quello del 2007 (12,6%), segno che la sfiducia nei partiti ha contagiato i cittadini già da anni e si è poi estesa anche alle altre istituzioni, quasi senza eccezioni.
I personaggi pubblici al di fuori della politica, come Beppe Grillo o anche Nanni Moretti, ottengono in ogni caso maggiori consensi (il 21,6%) rispetto ai politici veri e propri.
(di Alessandro Giuliani. Dal sito http://www.tecnicadellascuola.it/)
 
Di Admin (del 02/02/2008 @ 00:23:32, in formazione, linkato 574 volte)
L'avv. Salvatore Nocera richiama l'attenzione sull'aggiornamento del personale come obbligo di servizio. Intervieni sull'argomento.
(a cura di S.Nocera) - La Sesta Sezione del Consiglio di Stato, con la Sentenza n. 1425 del 23/3/07, ha rigettato il ricorso di un docente di scuola media proposto contro la riduzione di 4 ore di stipendio, a causa della sua assenza ingiustificata ad un corso di aggiornamento proposto dalla sua scuola.
Il Consiglio di Stato ha infatti chiarito che l’aggiornamento rientra fra i doveri di servizio del personale docente.
E’ vero che la decisione riguarda l’applicazione del CCNL del 1994. Però anche il nuovo CCNL siglato il 7 Ottobre 2007 all’art. 63 prevede come fondamentale strumento professionale l’aggiornamento in servizio e l’art. 64 comma 1 dello stesso CCNL ritiene l’aggiornamento un diritto del personale scolastico “funzionale alla piena realizzazione ed allo sviluppo della propria professionalità”.
Quando una norma definisce un diritto come “funzionale” a qualche obiettivo, esso è automaticamente anche un dovere; ed infatti il successivo art. 65 comma 1 stabilisce che le istituzioni scolastiche debbano predisporre i contenuti dell’aggiornamento che sia “ funzionale” alla realizzazione degli obiettivi individuati nel Piano dell’Offerta Formativa.
È fatto salvo il diritto all’auto-aggiornamento, che comunque deve rientrare negli obiettivi del POF, non potendo essere rimesso alle discrezionali scelte ed interessi dei singoli docenti.
Ed infine il successivo art. 66 comma 1 precisa che è dovere del Collegio dei docenti di deliberare il piano annuale delle attività di aggiornamento secondo gli obiettivi del POF, aggiornamento che quindi diviene così obbligatorio per tutti.
La sentenza è importante, poiché richiama l’attenzione di tutti sul dovere ineludibile dell’aggiornamento professionale dei docenti. Sino ad oggi si era diffusa la convinzione che l’aggiornamento fosse solo un diritto dei docenti, e non anche un loro dovere. La sentenza precisa che esso è un diritto “funzionale all’insegnamento” e quindi rientra negli obblighi di servizio.
Ovviamente, dal momento che lo stesso CCNL all’art. 64 comma 2 stabilisce che l’aggiornamento si svolge ordinariamente al di fuori dell’orario dell’insegnamento, esso rientra nelle ore di servizio “aggiuntive all’insegnamento” e non può superare tali ore.
Cosa diversa è l’obbligo di programmazione che deve effettuarsi all’inizio dell’anno scolastico e prima dell’inizio delle lezioni, di cui alla nota ministeriale prot. n° 4798/05, con la quale si prevede che ogni Consiglio di classe deve programmare il PEI per una corretta integrazione scolastica degli alunni con disabilità.
Pertanto, il coordinamento fra le norme del CCNL, lette alla luce della Sentenza e la Nota ministeriale citata offre una valida garanzia per migliorare la qualità dell’integrazione scolastica, nel pieno rispetto dei diritti del personale docente (www.aipd.it).
 
Di Admin (del 15/01/2008 @ 10:32:58, in Didattica, linkato 1414 volte)
Dopo l’adozione da parte della scuola, generalmente “una copia del libro di testo adottato” viene rilasciata agli insegnanti.
Per gli insegnanti di sostegno, tuttavia, non è previsto alcun «libro di testo», per cui quando un docente deve semplificare o intervenire sui contenuti, piuttosto che sulla struttura o sul lessico:
  • o agisce “all’istante”, e questo comporta “perdita di tempo” prezioso per la didattica,
  • o, nella migliore delle ipotesi, ricorre a fotocopie per “anticipare” l’attività e consentire agli studenti disabili di operare in sintonia con il gruppo-classe.
Qualche rappresentante, bontà sua, lascia qualche testo ma rientra nella discrezione dei singoli!
Come poter intervenire per ovviare e/o ridurre questo disagio? Forse alcune vie potrebbero essere percorribili:
  • un’iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione? potrebbe essere una via...
  • un’iniziativa della singola Istituzione Scolastica? altra possibile soluzione che vedrebbe alcune scuole favorite e altre ...no!
  • chiedere direttamente alle Case Editrici, perché “assegnino una copia dei libri di testo per ogni classe cui è iscritto uno studente disabile. Potrebbe essere l’edizione precedente a quella consegnata alla classe...
  • altra ipotesi.........
Una soluzione è sicuramente possibile: ma quale strada pensiamo sia più opportuna e, soprattutto, più efficace percorrere?
 
Di Admin (del 06/12/2007 @ 09:57:31, in Didattica, linkato 755 volte)
Il primo quadrimestre si conclude verso la fine del mese di gennaio e per molti insegnanti di sostegno si riproporrà la questione della “valutazione degli studenti”, con tutte le difficoltà che ne derivano. Sulla valutazione si fatica a trovare delle specifiche disposizioni o indicazioni chiare.
Un passo avanti è stato fatto, sicuramente, per il “registro di sostegno”, che veniva consegnato ai docenti come “registro personale” dell’alunno. Il Ministero dell’Istruzione è intervenuto chiarendo i dubbi residui: non esiste un registro uninominale, l’insegnante di sostegno deve disporre di un “registro” in cui siano indicati “tutti i nomi degli alunni della classe” essendo egli insegnante contitolare della classe. Non opera infatti in “compresenza” ma opera in “titolarità”.
Scrive una collega: «che significa valutare gli alunni sotto il profilo dell'integrazione, ma non sulle singole discipline? Se gli insegnanti di sostegno sono contitolari/corresposabili nelle classi e se sono praticamente sempre in co-docenza durante le attività disciplinari, come si può limitare la loro valutazione?
Esempio: in una scuola primaria siamo in classe io e la collega "di matematica" e gestiamo insieme una lezione in cui gli alunni svolgono compiti calibrati sulle loro capacità. Può l'insegnante "curricolare" dire all'insegnante di non correggere i compiti dei bambini non disabili, dicendo che si tratta della "sua" disciplina? Se l'insegnante di sostegno è presente e quindi in grado di esprimere un parere anche sulle valutazioni disciplinari, in che modo il suo diritto/dovere alla valutazione generale può essere limitato e da chi?
Il quesito può sembrare un cavillo, ma chi ha esperienza sa che situazioni di questo genere influenzano pesantemente il clima della classe; se non sono integrati gli insegnanti, come si pensa di integrare i bambini?
».
 
Di Admin (del 01/11/2007 @ 19:22:32, in formazione, linkato 491 volte)
In pieno dibattito sui “numeri del sostegno” – rapporto alunni/docenti – si è inserito l’intervento del Sottosegretario alla Pubblica Istruzione che, facendo sue le indicazioni del ministro Fioroni sulla necessità della «separazione delle carriere», ha indicato quale elemento di novità l’insegnante specializzato nel trattamento della patologia del ragazzo disabile. Come dire che, ad esempio, accanto ad un ragazzo con sindrome autistica dovrà operare un insegnante esperto nella patologia dell’autismo.
Ed ecco le questioni aperte:
  • l’insegnante di sostegno quale ruolo ricopre nella scuola? Quello del personale sanitario oppure quello educativo-didattico?
  • lo studente che frequenta la scuola si trova in un centro sanitario o in un ambiente formativo?

Il dato certo è che la tendenza è quella di “non-ascoltare” il mondo della scuola e, ancor meno, avere attenzione agli obiettivi dell’integrazione scolastica che riguardano, come stabilisce la L. 104/92, lo sviluppo delle potenzialità nella comunicazione, socializzazione, relazione e apprendimento. La legge, fra l’altro, ribadisce che nessun tipo di disabilità, né di problematiche da esso derivanti, può impedire il diritto all’ISTRUZIONE.
Dietro questa indicazione, più volte ventilata da parte del Ministero, si cela una volontà che, a nostro parere, contraddice l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione e, ancor più, lede e impedisce la realizzazione dell’inclusione scolastica stessa.
Su questo argomento, molto scottante ed importante, si “gioca” il futuro dell’inclusione scolastica, perseguita e attuata da anni nella scuola italiana. Riteniamo si tratti di una “manovra” pericolosa e, per questo, invitiamo tutti, insegnanti curricolari, insegnanti di sostegno, studenti, genitori, sindacalisti, ecc. ad intervenire in questo spazio di dibattito aperto per promuovere un’azione che contrasti questa linea.
CIIS
 
Di Admin (del 01/11/2007 @ 19:18:19, in formazione, linkato 1504 volte)
Il vicepresidente della Fish, Nocera: "No ad una classe apposita di concorso per gli insegnanti di sostegno: meglio innalzare da 5 a 10 anni il periodo di insegnamento obbligatorio e prevedere vantaggi per chi sceglie di rimanere"
ROMA - No alla "separazione delle carriere" fra insegnanti di sostegno e docenti curriculari, e innalzamento da 5 a 10 anni del periodo di insegnamento obbligatorio per i docenti di sostegno, con la previsione di incentivi per chi sceglie di rimanere ancora. E, più in generale, la formazione dell'intero corpo docente del nostro paese, perché "tutti gli insegnanti devono sapersi prendere cura dei ragazzi con disabilità".
All'indomani della presentazione del "Piano per la disabilità" predisposto dal ministro Fioroni e dopo le considerazioni espresse dal sottosegretario Letizia De Torre, sono questi i punti salienti che Salvatore Nocera, vicepresidente della Fish (Federazione italiana superamento handicap), tiene a sottolineare.
"Siamo dell'idea che più che ad una classe di concorso apposita per il sostegno si debba invece mettere in piedi un sistema di prolungamento delle norme attuali", spiega. "Attualmente gli insegnanti di sostegno hanno l'obbligo di mantenere la loro funzione per 5 anni, dopo di che possono passare alle cattedre comuni: per evitare ogni genere di separazione, ci sembra opportuno innalzare questo periodo minimo a 10 anni, rinnovabili ulteriormente poi di cinque in cinque, prevedendo per chi sceglie di rimanere dei vantaggi sui punteggi nelle graduatorie, sull'abbreviazione della carriera o sul pensionamento anticipato". Una sorta di bonus per chi opta per la strada del sostegno e continua a percorrerla, e che fa il paio con la perplessità di fronte all'ipotesi dell'anno sabbatico di "riposo" per i docenti di sostegno: "In una situazione di presa in carico collettiva del ragazzo con disabilità non sarebbe una scelta azzeccata".
Al di là degli incentivi agli insegnanti di sostegno, però, il punto focale per la Fish è quello della formazione obbligatoria degli insegnanti curriculari: "Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione folle, per cui se non c'è l'insegnante di sostegno l'alunno è di fatto costretto a uscire dalla classe, visto che non c'è nessuno che sia in grado di lavorare con lui: servono allora - illustra Nocera - corsi di formazione a tutto campo e una seria preparazione di tutti gli 800mila docenti della scuola italiana, perché è la scuola nel suo complesso che deve interessarsi al ragazzo, non solo il singolo insegnante di sostegno". Se l'integrazione del ragazzo non dipendesse cioè in maniera quasi esclusiva dalla presenza del docente di sostegno, ma coinvolgesse invece l'intero mondo della scuola, i genitori non avrebbero interesse a richiedere l'aumento delle ore di sostegno. "Ma oggi lo fanno" - dice Nocera - "perché in sua assenza vedono il proprio bambino completamente isolato". Condivide, il vicepresidente della Fish, anche l'esistenza del problema delle false certificazioni: ragazzi con problemi di apprendimento o di relazione che pur non essendo disabili vengono certificati come tali per consentire loro di avere una qualche forma di supporto che altrimenti non avrebbero: "Sono d'accordo sulla gravità della questione, e sul fatto che la scuola debba individuare le soluzioni migliori alle esigenze di questi ragazzi", che sono differenti da quelle dei ragazzi con disabilità e in modo diverso devono essere affrontate.
Finora i ragazzi certificati, secondo i dati provvisori del Ministero aggiornati al 26 settembre, sono 174.586. "In base alle nostre informazioni i disabili certificati si aggirano nell'ordine delle 180mila unità: sarà quella la cifra definitiva, con un numero di insegnanti di sostegno pari a circa 90mila". Così come riferito dagli uffici del dicastero di viale Trastevere. L'incrocio delle due cifre mette in evidenza dunque proprio quel rapporto di un insegnante di sostegno ogni due ragazzi disabili che è individuato come ottimale sia dal Ministero che dalle associazioni: "Il rapporto medio nazionale è ottimo" - conclude Nocera: "Ma sono gli squilibri fra regione e regione a rendere difficile la situazione in alcune zone del nostro paese". (Stefano Caredda)
Se vuoi leggere l'articolo originale clicca qui:
http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/News/info760979382.html
 
Di Admin (del 01/11/2007 @ 18:36:42, in formazione, linkato 422 volte)
POCO SOSTEGNO, DOCENTI POCO PREPARATI, DISCONTINUITÀ DIDATTICA. Di fronte ai ritardi dell'inclusione c'è chi pensa ad un ritorno al passato chiedendo la riapertura degli istituti e delle scuole speciali. AGEDI, F.I.S.H. e C.I.I.S. frenano: ''Indietro non si torna. Ma c'è incapacità gestionale e le famiglie sono amareggiate''
INTEGRAZIONE: INDIETRO NON SI TORNA.
MILANO - Pochi insegnanti di sostegno, scarsa preparazione del corpo docente, mancanza di continuità didattica. La scuola non parte sotto i migliori auspici per i 190 mila studenti italiani con disabilità, che potrebbero diventare 200 mila nel corso dell'anno se verrà confermato il trend di crescita degli ultimi anni (+5% l'anno). Secondo le associazioni che si occupano di disabilità, infatti, i circa 96 mila docenti di sostegno potrebbero non bastare e il blocco delle assunzioni porterà ad una carenza di circa 5 mila insegnanti (vedi lancio nel notiziario del 4 settembre, ndr). Così, di fronte alla riduzione delle ore dedicate ad ogni alunno, qualche genitore torna a pensare che forse sarebbe meglio iscrivere i propri figli alle scuole speciali, il cui numero è diminuito da quando la legge 517/77 ha sancito il diritto a frequentare le scuole comuni anche per gli studenti con disabilità (secondo il Ministero della Pubblica Istruzione, sono rimaste 15 scuole speciali in tutta Italia, ndr), potrebbero quindi conoscere una nuova fioritura.
"Siamo arrivati alla disperazione, e la disperazione può portare a cercare le soluzioni più comode". Per Maria Mirella Gangeri, presidente di AGEDI, l'associazione genitori di bambini ed adulti disabili, è questo a spingere le famiglie a chiedere la riapertura degli istituti e delle scuole speciali. Una soluzione che i membri DELL'AGEDI non condividono. Qualche passo positivo, dicono, dal 1977 a oggi c'è stato. "Non permettiamo a nessuno di tornare al passato - dice Maria Mirella Gangeri -. Da un punto di vista didattico siamo ancora parecchio indietro, ma la scuola cosiddetta normale è un luogo importante di socializzazione per i nostri figli".
Proprio per questo, a preoccupare i genitori non è solo la carenza di insegnanti di sostegno, ma l'atteggiamento delle insegnanti curriculari. "L'errore di fondo è delegare l'integrazione del bambino con difficoltà all'insegnante di sostegno - spiega la presidente di AGEDI -. Invece che favorire l'armonia della classe e l'accettazione di chi è diverso, il docente preferisce far uscire dall'aula il ragazzo e il suo insegnante. Così si mantiene l'ordine e la gestione degli alunni è più facile".
"Il rischio che i genitori chiedano al riapertura delle scuole speciali esiste - conferma Salvatore Nocera della FISH -: quando il Governo non risponde alla domanda della qualità dell'integrazione la gente preferisce il peggio. Noi abbiamo prospettato questo rischio al Ministero e la risposta, politica, che ci è stata data è che 'indietro non si torna'.
Ma bisogna vedere cosa chiederanno le famiglie: abbiamo ricevuto decine di segnalazioni di genitori amareggiati dal fatto che i loro figli non sono seguiti, dal turnover degli insegnanti di sostegno, dall'impreparazione degli docenti, talora dall'incapacità gestionale di alcuni dirigenti scolastici, dai mancati controlli sul rispetto della normativa. Lamentele che sembrano voler dire 'si stava meglio quando si stava peggio'; certo, su 190mila studenti iscritti e frequentanti sono ancora poche".
Intanto, però, il malessere esiste e preoccupa anche il CIIS, Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno. "La tesi di un ritorno alle scuole speciali non è da prendere in considerazione - dice Giuseppe Argiolas, membro del direttivo CIIS - : si rischierebbe di tornare indietro e smentire l'attività svolta negli ultimi anni dal punto di vista della legislazione e dei successi formativi raggiunti dagli alunni integrati nelle scuole comuni. Mi auguro che le famiglie facciano sentire la loro voce e che i genitori si muovano nella direzione del riconoscimento dei loro diritti all'interno delle classi comuni perché è lì avviene il processo di crescita di tutta la società: non si può assolutamente pensare alle scuole speciali".
Nonostante i tagli previsti per quest'anno creino qualche allarme, i genitori dell'AGEDI sono fiduciosi e interpretano la scelta del Ministero come un punto di svolta. "Finora, purtroppo l'handicap è stato considerato uno strumento per creare nuovi posto di lavoro all'interno della scuola -prosegue Maria Mirella Gangeri- , mentre occorre che gli insegnanti stessi prendano in carico il bambino che ha difficoltà. E in questo processo l'insegnante di sostegno deve poter 'sostenere' tutta la classe, non una singola persona. Altrimenti, chiederemo allo Stato dei docenti privati che facciano lezione ai nostri figli direttamente a casa".
La FISH, invece, chiede di puntare sulla formazione. "Ci vorrebbero corsi di aggiornamento obbligatori, organizzati dal ministero dell'Istruzione in collaborazione con i sindacati, insieme a modifiche legislative sulla formazione dei docenti. Bisognerebbe inserire nel curriculum formativo un certo numero di ore sulle tematiche dell'integrazione. Quando partimmo a lavorare su questi temi, negli anni '60 e '70, insegnanti di sostegno non ce n'erano ma corsi di formazione per gli insegnanti curriculari sì". Se vuoi leggere l'articolo originale, clicca qui:
http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/Dossier/info-116761851.html
 
Di Admin (del 01/11/2007 @ 18:33:33, in formazione, linkato 545 volte)
(a cura del CIIS*) A trent'anni dalla Legge 517 - la prima norma che garantì il diritto all'integrazione scolastica degli alunni con disabilità - sembra proprio che le idee siano ancora fortemente controverse: si parla di numeri, si propongono scorciatoie, si sposta l'attenzione dei problemi, mentre la vera chiave di volta della questione resta quella della professionalità docente Il gioco dei numeri e i numeri in gioco: è proprio questa la prospettiva in cui porsi, quando si affronta la tematica dell'integrazione scolastica e sociale degli alunni con disabilità, quando cioè si pone quale obiettivo il rispetto dei diritti all'educazione e all'istruzione di queste persone. In questi ultimi mesi si sono rincorsi allarmanti articoli sul numero di cattedre in meno, sul numero degli alunni per classe, sugli insegnanti costretti a "restare fuori dalla scuola", sulla mancanza di docenti per gli alunni con disabilità. Le Associazioni sono intervenute perché si "frenasse" la manovra dei tagli, perché fossero ripristinate le ore di sostegno. I precari di Salerno hanno promosso una forte rivendicazione, hanno incontrato il ministro Giuseppe Fioroni, indetto manifestazioni e incontri. Numeri, numeri e solo numeri... Lo stesso Hans Magnus Enzensberger, autore del Mago dei numeri, troverebbe forse esagerato e fuori luogo lo "stra-uso", per non dire l'"abuso", di questi dati, quando si parla di «integrazione dei disabili». Perché scriviamo questo? Perché quando si affronta una tematica come quella dell'integrazione scolastica e sociale degli alunni in situazione di handicap, si parla di persone, di alunni e di alunne che frequentano la scuola, ciascuno dei quali presenta particolari e specifiche esigenze, esprime bisogni personalissimi, e se per ognuno di loro è necessario prevedere e costruire percorsi individualizzati, per tutti e per ciascuno dev'essere garantito e assicurato il diritto all'educazione e all'istruzione. La prospettiva da cui affrontare le problematiche dell'integrazione non può pertanto essere ricondotta solamente ai tagli al sostegno e all'aumento degli alunni per classe, limitandosi per lo più al dato numerico. A nostro avviso, infatti, il punto dal quale partire, da cui inquadrare il tema dell'integrazione dovrebbe coincidere con questo quesito: «Per quell'alunno che si trova in situazione di handicap (e per ciascun alunno con disabilità della scuola italiana) sono assicurate le risorse che rispondano in modo adeguato ai suoi bisogni e che gli garantiscano i diritti di cui è destinatario?». Ogni situazione, infatti, merita attenzione particolare e risposte adeguate: nel campo dell'integrazione nulla è generalizzabile, se non i diritti degli alunni. Come riportato in questi giorni dagli organi di stampa, fa piacere apprendere direttamente dal sottosegretario alla Pubblica Istruzione Letizia De Torre che siano stati assegnati ulteriori 702 insegnanti di sostegno e che questi siano stati attribuiti in base a bisogni documentati. Ma altri fronti restano aperti: cosa possiamo dire, infatti, alla collega della scuola primaria che lo scorso anno era stata assegnata a due classi - alle quali erano iscritte alunne disabili - per un totale di 12 ore ciascuna e che quest'anno (siamo in continuità educativo-didattica), si trova assegnata a quelle e ad altre due? La "divisione" operata in tale contesto implica che per ciascuna classe siano state destinate per quest'anno scolastico 5 ore e mezza (in quanto due ore sono per la programmazione curricolare). In questo caso, quale criterio è stato utilizzato? L'esempio giova ad una maggiore comprensione, per una situazione altamente problematica e complessa, perché chi sta negli uffici ministeriali o in qualche altro luogo che non sia la classe, immagina di fare miracoli con le tabelle numeriche: ma bisogna poi "toccare con mano" direttamente le sfide dell'integrazione, per poter valutare. E mentre prosegue la polemica sui tagli e sull'aumento degli alunni per classi, dal Ministero che - arroccato - difende le proprie posizioni, partono gli "strali": Zeus non sarebbe riuscito a fare di meglio! A Napoli, per l'apertura dell'anno scolastico, il ministro Fioroni ha illustrato il motivo per cui intenderebbe aumentare a dieci anni la permanenza obbligatoria su posti di sostegno (immaginiamo per i neoimmessi in ruolo), inserendo tale provvedimento nella prossima Finanziaria, in quanto, ha dichiarato, «c'è tutta una teoria che dice che alcuni casi si possono considerare come lavori usuranti» ecc. ecc. In virtù di tale logica, per evitare la "migrazione" dal sostegno alla disciplina, ha proposto dunque l'aumento da cinque a dieci anni. Nel giro di dieci giorni, poi, anche il sottosegretario con delega all'handicap, Letizia De Torre, si è fatta sentire e ha proposto qualcosa di diverso dalla permanenza di dieci anni su posto di sostegno, riallacciandosi, tuttavia, alle indicazioni del ministro e parlando di "carriere differenziate" da interpretare come "classe di concorso" (se così non fosse, è gradita la smentita), perché secondo il sottosegretario è necessario separare le carriere e «fare in modo che quella del sostegno sia intesa come una "scelta di vita": chi sceglierà di esserlo lo sarà (tendenzialmente) per sempre» (dichiarazioni riportate nei giorni scorsi scorsi dal portale SuperAbile). Il ministro della Pubblica Istruzione, Fioroni Ma, ed è lecito il dubbio, in quale modo le carriere differenziate potrebbero contribuire a promuovere e a sostenere l'integrazione? Eppure sembrava fosse chiaro che la presa in carico dell'alunno in situazione di handicap fosse di competenza di tutti i docenti della classe e si basasse su alcuni punti fondamentali:
  • il riconoscimento della professionalità dell'insegnante di sostegno, quale effettivo insegnante di classe e una maggiore attenzione alla continuità educativo-didattica, essenziale per il successo formativo degli alunni;
  • il percorso di formazione per i docenti curricolari, che invece troppo spesso delegano la loro parte all'insegnante di sostegno, scaricando la responsabilità;
  • la non attribuzione al docente di sostegno di competenze proprie della categoria sanitaria.
Ebbene, gli insegnanti di sostegno non sono e non vogliono essere né "specialisti" né "sanitari". Essi si occupano degli aspetti educativo-didattici, del coordinamento delle risorse, in quanto possiedono, per la loro specializzazione, competenze in ambito psicologico e pedagogico, ma non sanitario. "Patologizzare" l'alunno, ricorrendo all'insegnante "specializzato nel trattamento della sua patologia", significa negare la dignità di persona all'alunno stesso, inquadrandolo anche a scuola nel modello medico-sanitario. Nel trentesimo anniversario della Legge 517/77, quindi [la prima norma che garantì il diritto all’integrazione scolastica degli alunni con disabilità, N.d.R.], a fronte dei numerosi convegni celebrativi promossi sul territorio italiano, le idee sull'integrazione degli alunni con disabilità sono purtroppo ancora fortemente controverse: si propongono scorciatoie inutili, si sposta l'attenzione del problema, mentre appare particolarmente carente di approfondimento la riflessione sulla professionalità docente che, a nostro avviso, rappresenta la chiave di volta - il vero e proprio "grimaldello" - per uscire da una situazione che si va attorcigliando, suscitando malcontento e reazioni conseguenti da parte di famiglie e operatori scolastici. *Il CIIS è il Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno.
 
Di Admin (del 01/11/2007 @ 18:28:56, in formazione, linkato 466 volte)
Il ministero dell'Istruzione continua a smentire i tagli, ma dalle regioni piovono allarmi. Scrima (Cisl scuola): ''Anche se è ancora presto per avere i dati definitivi, è scandaloso tagliare sui diritti di questi ragazzi con problemi''.
ROMA - Per il sostegno agli studenti disabili potrebbero mancare all'appello, quest'anno, 12 mila insegnanti. Almeno questa è la situazione statica che veniva registrata fino al 12 settembre dal ministero della Pubblica istruzione. Il ministro Fioroni ha però smentito in più di una occasione che ci siano davvero i tagli agli insegnanti di sostegno contro cui protestano le associazioni dei familiari e quelle degli stessi insegnanti di sostegno; la scorsa settimana, lo stesso ministro Fioroni è intervenuto in risposta ad alcune lettere e prese di posizione di genitori di ragazzi disabili preoccupati per la situazione che si sta determinando nelle scuole di ogni ordine e grado. Anche dalle regioni continuano nel frattempo a piovere allarmi dalle famiglie e dalle scuole. Come stanno davvero le cose? Partiamo dai dati (non aggiornati a oggi, ma al 12 settembre) che erano a disposizione del ministero della Pubblica Istruzione.
Nell'anno scolastico 2006-2007 i docenti di sostegno erano più di 80 mila per 168.887 ragazzi disabili. Questi ultimi, alla riapertura dell'anno scolastico 2007-2008 sono diventati 169.345, ma gli insegnanti di sostegno si sono ridotti a poco più di 68 mila, in cifra assoluta. Che fine hanno fatto gli altri 12 mila? "Per prima cosa bisogna avere l'accortezza di non prendere per definitivo questo dato - ci spiega il segretario generale della Cisl scuola, Francesco Scrima - è infatti ancora troppo presto per avere i dati definitivi. E' ancora in pieno svolgimento l'operazione nomine. E' anche probabile che in questi giorni siano state fatte altre 6 mila nomine. E poi ci sono anche le nomine che sono state fatte e che non sono state ancora comunicate al ministero. I dati definitivi si avranno a ottobre". Ma il rischio che vengano negati dei diritti a centinaia di ragazzi e ragazzi con vari problemi è concreto.
"Come la si veda - ci spiega infatti ancora Scrima - i tagli ci sono e i dati, anche se incompleti, sono comunque molto preoccupanti, anche perché esiste l'annoso problema della differenziazione tra insegnanti di fatto e insegnanti di diritto. Ci sono scelte che penalizzano la continuità educativa, la continuità dell'insegnamento. Ogni anno si riparte con le supplenze annuali, mentre noi rivendichiamo un organico di diritto".
"Più in generale - afferma Scrima - il problema degli insegnanti di sostegno assume le caratteristiche di una questione di civiltà. Noi dobbiamo avere più cura e attenzione verso le persone più deboli, per questo anche la norma della legge 104 è oggi superata. Serve una nuova norma: ci vogliono tanti insegnanti di sostegno, quanti sono gli alunni disabili. O in ogni caso ci vuole un nuovo rapporto tra numero di insegnanti e ore settimanali messe a disposizione dei ragazzi. Ci sono alunni disabili che possono godere solo di 4 ore di sostegno a settimana e ovviamente il sostegno non è rivolto a loro in esclusiva, ma a tutta la classe". Sempre secondo Scrima, il problema non deve ricadere solo sul ministero della Pubblica Istruzione. E' anche una questione che devono affrontare gli enti locali, anche perché , oltre all'insegnante di sostegno, per garantire il diritto effettivo allo studio è necessario mobilitare anche altre figure come quelle degli assistenti sociali o dei collaboratori agli insegnanti di sostegno. (Paolo Andruccioli)
Se vuoi leggere l'articolo originale clicca qui:
http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/News/info-116722421.html
 
Di Admin (del 01/11/2007 @ 18:26:52, in formazione, linkato 489 volte)
È stato lo stesso ministro a darne notizia oggi nel corso della presentazione del ''Piano per la disabilità''. I ragazzi disabili iscritti all'anno scolastico 2007/08 sono 174.586, con un personale docente di sostegno di circa 90mila unità
ROMA - Settecentodue insegnanti di sostegno in più su tutto il territorio nazionale. E' questa la decisione che il Ministero della Pubblica Istruzione ha assunto dopo aver ricevuto dalle Direzioni regionali scolastiche i primi dati della verifica avviata sulla situazione degli alunni con disabilità; una verifica richiesta dal ministro Fioroni a seguito delle polemiche sul numero degli insegnanti e sul possibile "taglio" delle ore di sostegno. E' stato lo stesso titolare del dicastero della Pubblica Istruzione a darne notizia questa mattina nel corso della presentazione del "Piano per la disabilità" elaborato dagli uffici del ministero.
"Ho scelto di non rispondere alle polemiche delle settimane passate - ha affermato Fioroni - perché ritengo prioritario rimettere mano all'intero complesso delle politiche italiane sul tema di quella integrazione scolastica dei diversamente abili che costituisce una cifra di civiltà del nostro paese ma che deve essere considerata non solo sul versante della quantità ma anche su quello della qualità". Il provvedimento adottato va a coprire squilibri individuati a livello provinciale e dei singoli istituti scolastici e - come ha riferito il sottosegretario Letizia De Torre - "è stato attentamente valutato dai nostri tecnici", che hanno riscontrato la necessità di provvedere alle nomine di nuovo personale docente. Il via libera potrebbe non essere l'ultimo, perché "la verifica globale è ancora in corso e qualora si riscontrassero nuove esigenze verrà deciso un ulteriore adeguamento del personale docente. Ad oggi, secondo i dati del Ministero, i ragazzi disabili iscritti all'anno scolastico 2007/08 sono 174.586, con un personale docente impegnato nel sostegno che si aggira nell'orbita delle 90mila unità: un numero che diventerà definitivo solamente alla fine del mese di ottobre, quando tutte le Direzioni generali avranno comunicato a viale Trastevere i dati relativi all'anno scolastico in corso.
"Lo sforzo che stiamo compiendo" - ha precisato Fioroni - "è quello di garantire il diritto all'integrazione scolastica in forma più omogenea su tutto il territorio nazionale: vi sono infatti grandi differenze su base regionale e provinciale nel rapporto fra insegnanti di sostegno e alunni disabili e non dobbiamo permettere che il lusso non necessario di alcune realtà pregiudichi i diritti di altre". L'obiettivo di fondo, ha spiegato il ministro, è che la presa in carico degli alunni con disabilità non ricada esclusivamente sulla scuola o sull'insegnante di sostegno, ma "sia portata avanti da tutte le istituzioni, coinvolgendo le famiglie e tutte le realtà sociali del territorio".
(ska) Se vuoi leggere l'articolo originale clicca qui:
http://www2.comune.venezia.it/letturagevolata/vai.asp?numero=14103 PressIntegrazione anno V / n. 635
 
Di Admin (del 01/11/2007 @ 17:43:50, in formazione, linkato 443 volte)
Le cifre del paradosso secondo il sottosegretario De Torre: 60 mila docenti specializzati fanno altro; dei 90 mila oggi destinati ai disabili la metà non è formata allo scopo. Altissimo il turn-over. Verso la separazione delle carriere. ROMA - Una questione è stata più volte sollevata in questi mesi, a proposito del sostegno scolastico degli alunni disabili: quella della specializzazione dei docenti. Nel nostro paese l'insegnamento di sostegno è usato come "grimaldello" per entrare in ruolo, o come anticipazione di un trasferimento: come gli altri lavoratori, cioè, anche il personale didattico docente utilizza tutte le possibilità che la legge concede loro. Il problema è che questo rende altissimo il turn-over e che una marea di docenti specializzati nella disabilità si allontana e diventa insegnante curriculare. "Ci sono circa 60mila docenti specializzati nel nostro paese che non fanno sostegno e paradossalmente dei 90mila che lo fanno solamente la metà è specializzata. E' un problema serio di risorse umane, perché noi investiamo nella formazione e poi chi abbiamo formato opta per percorsi diversi dalla docenza di sostegno", afferma il sottosegretario all'Istruzione, Letizia De Torre.
I corsi di specializzazione per docenti di sostegno iniziarono nel 1975: " È impressionante il numero di persone che li hanno seguiti, che hanno raggiunto un grado di specializzazione alto e che poi non possono essere affiancati ai ragazzi disabili".
Ecco allora la necessità - e il ministro Fioroni lo ha posto come uno degli obiettivi del Piano per la disabilità - di separare le carriere, e di fare in modo che quella del sostegno sia come una "scelta di vita": chi sceglierà di esserlo lo sarà (tendenzialmente) per sempre.
E fondamentale a quel punto, ancor più di oggi, sarà la condivisione della presa in carico del ragazzo da parte di tutta la scuola e non solo di quella, perché lasciar solo l'insegnante di sostegno, fargli passare anni a far fronte a situazioni difficili come quelle del sostegno significa metterlo in grave difficoltà personali.
"E pensiamo anche alla possibilità di istituire l'anno sabbatico, come già alcune regioni stanno facendo", dice De Torre che ricorda anche un altro fattore: l'importanza di accostare ad un ragazzo disabile un insegnante specializzato nel trattamento della sua patologia. L'obiettivo è cioè realizzare un puzzle per cui in presenza - ad esempio - di un alunno con autismo dovrebbe essere impiegato un docente che ha acquisito conoscenza specifiche su quel disturbo. E se territorialmente si trovano in zone diverse, "non sarà l'alunno a spostarsi, ma deve essere l'insegnante". Nessun trasferimento coatto, naturalmente, ma una tendenza di massima a favorire questa tipologia di azioni.
E le possibili reazioni dei sindacati della scuola? Nessuna paura a viale Trastevere: "Il nostro centro focale è l'alunno, e intorno a lui deve ruotare la nostra attenzione: ma qui parliamo di docenti di sostegno specializzati che nelle nostre intenzioni entreranno a far parte dell'organico di diritto. Esattamente quello che aspettano da sempre".
In questo nuovo contesto una cosa dovrà però rimanere ferma, tiene a puntualizzare il sottosegretario: "L'insegnante è dato alla scuola, non all'alunno" e le scuole possono gestirli come meglio credono".
A livello nazionale è deciso solo il rapporto insegnanti-alunni, che ("E le associazioni come la Fish in questo sono concordi") deve essere di uno a due. Si tratta di una media, perché poi una scuola può anche scegliere di usare due insegnanti con lo stesso ragazzo, ma è necessario superare la convinzione che "quell'insegnante è per lui". No, dicono al Ministero - quel ragazzo ha con sé tutti gli insegnanti della scuola, e tutti gli operatori e il personale non docente che lo prende in carico: "In caso contrario si calpesta lo spirito della legge, quella 517/77 che ha sancito un passo fondamentale nella storia civile di questo paese".
(Stefano Caredda)
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http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/News/info760979000.html
 
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