Blog per discutere sul ruolo del futuro dell'Insegnante di Sostegno... di Admin
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È difficile fare le cose difficili.
Parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco, cantare per il sordo.
Gianni Rodari
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Benvenuto nel Blog per gli Insegnanti di Sostegno.
Di Admin (del 12/06/2009 @ 11:05:04, in Famiglie, linkato 38 volte)
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
SILVIO BERLUSCONI
AL MINISTRO DEL MIUR
MARIASTELLA GELMINI
AL MINISTRO PARI OPPORTUNITÀ
MARA CARFAGNA
e, p.c., All' Osservatorio Permanente sull’Integrazione
Scolastica delle persone in situazione di handicap
Roma, 29 maggio 2009
Siamo un gruppo di genitori con figli disabili, provenienti da ogni parte d’Italia, che Vi ha già scritto, senza però ottenere alcun riscontro.
In realtà abbiamo percepito una sola conferma: il silenzio, che non è una nostra sensazione, bensì una realtà.
Genitori Tosti vuol dire genitori che non si arrendono, vuol dire genitori che non subiscono il timore reverenziale rispetto al ruolo di alcuni Dirigenti Scolastici che, per una larga maggioranza, disattendono totalmente o quasi il rispetto dell’applicazione delle norme attinenti agli alunni con disabilità certificata, specialmente se gravi. Con il prossimo mese di giugno i giochi saranno fatti in tema di insegnanti di sostegno.
Per noi la stagione 2009/2010 è iniziata da tempo.
Non produciamo moda da esportazione eppure “viaggiamo” con un anno di anticipo per non naufragare nell’oceano di “non mi compete”, “ non ho i fondi”, “dovete fare ricorso”, “provate a cambiare scuola“ et similia. I nostri ultimi GLH hanno dovuto riservare ampio spazio al dibattito di ogni anno.
Ricorso al TAR? Avvocato? Minacce?
E così molte famiglie saranno costrette a dover affrontare ulteriori spese legali per rivendicare un diritto negato o, peggio ancora, a dover abbassare la testa per mancanza di risorse economiche e accontentarsi di quanto si riesce ad elemosinare per il proprio figlio.
Otterremo sentenze che assegneranno il massimo delle ore.
Ore che poi, comunque, regaleremo nostro malgrado alla gestione dei Dirigenti, che dovranno “spalmare “ (così si dice in alcune zone) sui numerosi casi di disabilità.
Una poco nuova vittoria di Pirro che vedrà l’ennesimo, ulteriore ed ingiusto sforzo da parte di tutte le famiglie sotto ogni profilo.
Poco importa se un bambino disabile alla materna, nel frattempo, abbia iniziato a parlare.
Poco conta se un alunno delle elementari usi il PC in modo eccellente.
E ancor meno conta se uno studente delle scuole medie, tramite la CAA, riesca a scrivere poesie o testi di narrativa ben superiori a quelli dei coetanei.
Figuriamoci, poi, quanto sia assolutamente trasparente il giovane studente delle superiori, ormai ridotto a peso sociale, dopo anni di carenze di personale, di ausili inadeguati, di lotte e battaglie che, seppur vinte da famiglie testarde, non hanno colmato il vuoto cognitivo non diagnosticato alla PA ormai in ginocchio.
Pubblica Amministrazione e organizzazione scolastica che, forse, si sono arrese a non investire sui portatori di handicap, ritenendo meno onerosa la erogazione della pensione di invalidità civile, che di fatto è lo stipendio della madre badante, buttata fuori dallo Stato sociale a causa di forza maggiore.
Tutto questo accade.
Accade troppo spesso per non tentare di chiedere maggiore attenzione, per non indurre alcune famiglie a mettersi alla prova dimostrando le potenzialità sprecate di bambini cui viene negato il diritto allo studio e, di conseguenza, il diritto alla libera espressione della propria identità.
Non è accettabile che una società che ambisca a definirsi civile, continui a permettere tutto ciò, condannando bambini, adolescenti e giovani ad una assenza di istruzione, causata dal silenzio del Ministero che non impone, con toni adeguati, il rispetto di regole esistenti da anni.
Ci permettiamo anche di sottolineare che, con l’applicazione della riforma, il prossimo anno sfumeranno le ore di compresenza.
Conseguentemente ci chiediamo chi e cosa sarà organizzato nelle ore di “vuoto didattico” che i nostri figli subiscono.
Premesso tutto quanto sopra descritto, il gruppo Genitori Tosti
CHIEDE
una pubblica dichiarazione del Ministro, anche a mezzo televisivo, che ricordi ai Dirigenti Scolastici il loro dovere di pubblici dipendenti, affinché si adoperino, attraverso la pratica reale della normativa, a garantire il pari diritto allo studio di tutti gli alunni di ogni ordine e grado;
che sia emessa una circolare per cui, se i genitori dimostrano di aver costantemente manifestato la necessità di maggiori ore di sostegno, in concerto con l’equipe di GLH, ove l’Ufficio Scolastico Provinciale ignori le richieste, senza motivazione scritta e trasparente, sia sottoposto a forme di sanzione disciplinari reali. Il pubblico dipendente DEVE delle risposte. Il ricorso al TAR deve essere una eccezione e non la prassi;
che venga elaborato un progetto di informazione e sensibilizzazione all’interno delle scuole, fin dalle prime classi elementari, su proposta dei Consigli d’Istituto, premiando ogni anno le Scuole che otterranno il migliore risultato didattico e di innovazione tecnologica, come scambio multi-disciplinare applicato alla interclasse. Ciò con il doppio obiettivo di divulgare il senso di civiltà e rispetto che deve essere garantito PER TUTTI, oltre che ottenere la prova mancante consistente nella inversione di tendenza per cui non è solo l’alunno “normo” a dover tollerare la presenza dell’alunno disabile, bensì deve esistere lo scambio reciproco. Ricordiamoci infatti che quasi sempre si parla della integrazione scolastica dando per scontato che l’alunno disabile deve essere integrato nel gruppo classe. In realtà questa affermazione scaturisce dalla assoluta ignoranza in ambito di disabilità come forma di esistere che sia semplicemente uno dei mille volti del tessuto sociale. Obiettivo fondamentale è quello di innescare il meccanismo per cui siano gli alunni “normo” a dover essere integrati nella scuola per tutti, disabili inclusi. Finché la lente sarà sul disabile e su quanto si debba fare per “gestirlo”, la parola "integrazione" diventa sinonimo di "sopportazione sociale";
di ricordare ai Dirigenti Scolastici che, ove l’equipe lo ritenga favorevole per la crescita culturale degli allievi, nei casi in cui si renda necessaria la formazione dell’insegnante di sostegno su specifici ausili indispensabili, DEVE essere consentita la elaborazione di un progetto integrato al PEI che attui e soddisfi le reali necessità, in particolare per quanto attiene l’utilizzo di tecnologie innovative e sperimentali su pazienti disabili gravi e gravissimi totalmente paralizzati e quindi privati dell’uso del corpo , ma comunque in grado di contribuire alla crescita della cultura del Paese tutto attraverso la libera espressione di una intelligenza colta e costantemente nutrita.
Ricordiamo che la legge impone ai Genitori di educare, istruire e mantenere i propri figli. Tutti. Dobbiamo certamente rifornire il frigorifero, ma solo nutrendo la loro cultura potremo contare, domani, su una profonda autonomia personale.
Siamo da sempre disponibili al confronto, sotto la forma ritenuta più idonea.
Distinti saluti.
Nell’allegato scaricabile sopra è disponibile l’elenco completo dei firmatari della lettera.
Per ulteriori informazioni: http://www.genitoritosti.blogspot.com/
Di Admin (del 13/04/2009 @ 19:50:55, in formazione, linkato 237 volte)
Istituire una classe di concorso per il sostegno?
Si tratta di una delle ipotesi emerse nell'incontro svoltosi al Ministero il 7 aprile scorso.
Cosa ne pensi? Sei d'accordo? oppure no? La questione invita ad una riflessione. Per questo abbiamo promosso un sondaggio: puoi votare cliccando la tua preferenza su questa pagina (in basso a destra).
Ulteriori argomenti verranno proposti in seguito.
Per approfondimenti:
http://www.superando.it/content/view/4369/116/
Di Admin (del 03/04/2009 @ 20:26:26, in attualità, linkato 118 volte)
«Confermato il limite di venti alunni nelle classi con disabili»: chiaro e perentorio il titolo del breve comunicato stampa, pubblicato sul sito del Ministero in data 30 marzo 2009, con il quale si va a precisare quale potrà essere il prossimo anno scolastico la situazione “numerica” delle classi in cui sono presenti alunni con disabilità.
La preoccupazione per la situazione dell'inclusione, tuttavia, non viene meno: nel comunicato, infatti,
se da un lato viene “confermato il limite” del numero degli alunni in una classe cui siano iscritti compagni con disabilità,
dall’altro non viene esplicitato il "tetto massimo", ovvero il numero massimo di alunni con disabilità che possono essere iscritti in una classe composta di 20 alunni.
La domanda, alla quale manca una risposta precisa e non equivocabile, resta la seguente:
- quanti alunni con disabilità, di questi 20, possono esserci in una classe?
Nell’affermare un limite, non viene specificato l’altro: se nella classe di 20 alunni sono presenti «n» alunni disabili, il valore «n» a quanto corrisponde? Attualmente, infatti, resta … indefinito.
Il valore “indefinito” viene pertanto lasciato alla libera interpretazione, alla discrezionalità del singolo.
Cosa succederà dunque il prossimo anno scolastico? Di quanti alunni dovrà essere formata la classe che accoglie alunni disabili: questo ce lo dice il Ministero: 20 alunni. Ma di questi, quanti alunni con disabilità? e a questa domanda chi darà una risposta?
Scarica il comunicato stampa del Ministero:
http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2009_miur/300309.shtml
Di Admin (del 25/11/2008 @ 12:10:50, in In classe, linkato 678 volte)
Stanno pervenendo segnalazioni su una nuova prassi di "fare scuola": portare gli alunni disabili fuori dall'aula, non per interventi individualizzati previsti e progettati sulla base dei bisogni dell'alunno stesso, ma per progetti che vedono la presenza di "tutti gli alunni disabili" in un posto diverso dalla loro classe.
Sconcertante, poi, che molti docenti di sostegno non solo acconsentano a tale prassi, ma la sostengano e la difendono. La decisione viene presa collegialmente, da tutto il Collegio Docenti, e quindi inserita nel POF.
Ma è davvero una scuola di qualità quella che conduce gli alunni disabili in un'altra stanza, allontanandoli dalla classe di appartenenza, separandoli? Non le chiamavano classi differenziali una volta?
La storia dell’integrazione prende il via con la chiusura delle classi differenziali. La riapertura di realtà simili ne sta forse a significare la fine?
Cosa succede nella tua scuola? Racconta la tua esperienza. Esprimi il tuo parere.
Per scrivere il tuo post, clicca sulla parola qui sotto "commenti", apparirà una finestra di dialogo, scrivi il messaggio nell'apposito spazio, situato in fondo, quindi clicca "invia".
Il post sarà pubblicato a cura della Redazione al più presto.
Mentre negli altri ordini di scuola l'insegnante per le attività di sostegno viene assegnato alle classi in cui è iscritto l'alunno/a disabile facendo riferimento al punteggio maturato in servizio, alla scuola Secondaria di Secondo Grado le cose vanno diversamente. La situazione, infatti, è un po' più complicata.
Nella scuola Secondaria di Secondo Grado i docenti sono suddivisi, sulla base della rispettiva classe di concorso per la quale maturano il servizio, in "aree disciplinari" alle quali viene fatto riferimento per l’assegnazione ai posti di sostegno della scuola.
La scelta dell’Area viene effettuata sulla base dei bisogni dello studente disabile. Capita talvolta che per il primo anno scolastico possa esserci incongruenza fra la scelta dell’area e i reali bisogni: per l’anno successivo dovrebbe, invece, essere individuata con maggiore precisione.
È una questione che sta sollevando alcuni dubbi, anche per la modalità con cui viene effettuata la scelta delle aree, non sempre trasparente. Ma, nella pratica, cosa significa una divisione di questo tipo? È veramente efficace per gli alunni?
La suddivisione in “aree disciplinari”, effettivamente, contribuisce al processo di integrazione scolastica e sociale dello studente disabile?
Se poi per lo studente si elabora un percorso disciplinare differenziato, la scelta dell’insegnante di sostegno sulla base delle aree può essere congruente? Oppure sarebbe più opportuno pensare alla nomina di un docente specializzato, che sia comunque in grado di offrire una formazione generale adeguata ai bisogni dello studente?
La presenza delle aree disciplinari fa pensare e discutere. Qual è la tua opinione al riguardo? Mantenere le aree o proporre qualche altra forma organizzativa? Introdurre qualcosa di nuovo, oppure semplicemente rimuoverle?
. Lascia il tuo commento.
I commenti saranno pubblicati al più presto da parte della Redazione.
È stato presentato il 12 maggio un Progetto di Legge su iniziativa dell’on. Valentina Aprea, già Sottosegretario all’Istruzione, riguardante le «Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti».
In data 27 maggio 2008, il Progetto di Legge è stato assegnato, in sede referente, alla VII Commissione Permanente della Camera, di cui, fra l’altro, l’on. Aprea è Presidente ( http://www.camera.it/organiparlamentarism/10085/242/4413/10228/ commissionepermanentecopertina.asp ).
Si tratta di una proposta molto importante, in quanto andrà a ridisegnare aspetti fondamenti del mondo della scuola, trasformando “radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche, che si presenta, ancora oggi, caratterizzato da elementi che non colgono i cambiamenti costituzionali e le innovazioni sulle norme di governo delle istituzioni scolastiche sia amministrative che didattiche” (Aprea); è una proposta di legge generale, di principi, che valorizza l’Autonomia Organizzativa (L. 58/97) soprattutto “sulle questioni che riguardano tutto il funzionamento interno” (Aprea).
In particolare vengono affrontate questioni attese dagli insegnanti: dalla formazione iniziale alle modalità di reclutamento. Vediamo ora alcuni elementi, rinviando, per il resto, alla lettura del testo scaricabile da: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0001960).
FORMAZIONE INIZIALE: “si esplica nei corsi di laurea magistrale e nei corsi accademici di secondo livello, finalizzati all'acquisizione delle competenze disciplinari, pedagogiche, didattiche, organizzative, relazionali e comunicative, nonché di riflessione sulle pratiche didattiche, che caratterizzano il profilo formativo e professionale del docente” (art. 13).
CARRIERA articolata in tre livelli: docente iniziale, docente ordinario, docente esperto, con conseguente riconoscimento giuridico ed economico; l’articolazione “non implica sovraordinazione gerarchica”. Il cambio di livello, derivante anche dal merito professionale, presuppone esplicita richiesta da parte del singolo docente.
Per quanto riguarda il reclutamento, questi sono, in linea di massima, i passaggi:
l’aspirante docente, che ha conseguito la laurea magistrale o il diploma accademico di secondo livello e l'abilitazione all'insegnamento, ai sensi dell'articolo 13, potrà iscriversi, sulla base del voto conseguito nell’esame di Stato abilitante, in un apposito Albo Regionale, situato presso gli Uffici Scolastici Regionali.
Anno di applicazione: l’abilitazione consentirà al docente di effettuare «un anno di applicazione» presso un’Istituzione Scolastica, dove sarà seguito da un docente tutor, designato dal collegio dei docenti.
Dopo la discussione della relazione elaborata a conclusione dell’anno di applicazione, verrà espressa una valutazione ai fini del superamento o meno dell’anno di applicazione.
Superato l’anno di applicazione, il docente potrà partecipare ai “concorsi per docenti” banditi con cadenza triennale dalle singole Istituzioni Scolastiche statali, per la copertura dei posti disponibili e vacanti, posti accertati dagli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali.
Con decreto successivo saranno definite le classi di concorso
Formazione docenti "integrale", anche per le attività di sostegno: se ne parla?
Per quanto riguarda la preparazione professionale per le attività di sostegno, gli unici riferimenti rintracciati nel testo riguardano la strutturazione dei percorsi formativi. Il secondo capoverso del comma 3, art. 13 recita «I decreti di cui al comma 2, lettera c), disciplinano, altresì, le attività didattiche concernenti l'integrazione scolastica degli alunni in condizione di handicap e prevedono che la formazione iniziale dei docenti possa essere svolta anche mediante la frequenza di stage all'estero».
Non si riesce a comprendere dal testo così predisposto, se la formazione riguarderà “tutti i nuovi docenti”, oppure se la situazione resterà come quella di oggi, con percorsi separati...
Di fatto oggi la scuola ha estremo bisogno che la preparazione professionale dei nuovi insegnanti (e se possibile anche quelli in servizio) riguardi tutti gli aspetti e non solo il curricolo disciplinare. Occorre formare docenti professionalmente preparati per affrontare le sfide che sempre più numerose e urgenti si impongono: dagli studenti in situazione di handicap (L. 104/92), alle difficoltà di apprendimento fino all’integrazione degli studenti non-italofoni. Questo per dire le più urgenti. Integrazione e Intercultura chiedono di essere immediatamente tradotte nella prassi scolastica quotidiana, perché la società non può più attendere!
Altre novità contenute nel Progetto di legge sono:
l’istituzione della figura di ViceDirigente, come livello di carriera e previo superamento di prove concorsuali (art. 18)
l’istituzione di un organo di valutazione professionale (art. 17)
la sostituzione dei consigli di istituto con i Consigli di Amministrazione
infine, spariranno le RSU.
Di questa proposta che va a ri-disegnare la scuola cosa tenere? cosa buttare? cosa cambiare? È durante l’iter parlamentare, nelle commissioni, che è possibile far sentire la nostra voce.
«Come insegnante penso che......» scrivi la tua opinione: se un cambiamento ci deve essere che venga fatto “insieme a noi”, non senza di noi.
La notizia è riportata dalla news di “Tuttoscuola”, numero 331, del 17 marzo 2008.
Anticipata dall’intenzione di preparare insegnanti “specialisti della patologia”, l’idea di creare una task-force sembra avvicinarsi sempre più.
Si tratta quasi del “debito” che la scuola deve “pagare” ad ogni cambio ministeriale.
Il precedente governo aveva lasciato in eredità un decreto per la certificazione dei disabili che continua ancor oggi a creare confusione.
L’attuale compagine lascia in eredità un altro pesante fardello: una sede unica per gli insegnanti di sostegno, dove avranno “titolarità”, anche se poi, operativamente, saranno dislocati sul territorio. L’articolo definisce gli insegnanti di sostegno una “task-force”.
Ci limitiamo a dire che un’idea così composta rafforza ancor di più l’opinione che gli insegnanti di sostegno sono destinati al singolo caso e non al gruppo-classe, come recita la normativa e come da anni ricordano le Associazioni dei genitori. Una identificazione di questo tipo, infatti, ha quale conseguenza diretta la delega totale all’insegnante di sostegno, a colui che dalla sede di titolarità si sposta sul “singolo-caso”, da parte degli insegnanti curricolari, situazione per la quale, da anni, si chiede un intervento per un cambiamento radicale, ovvero della presa in carico degli studenti disabili da parte di tutti gli insegnanti della classe.
Ecco il testo pubblicato da Tuttoscuola n. 331: «È stata depositata nei giorni scorsi presso la Conferenza Stato-Regioni e Autonomie locali la bozza di un’intesa che dovrebbe essere discussa e approvata prima di Pasqua e che riguarda l'integrazione degli studenti handicappati.
Il testo è stato proposto dal Ministero della Pubblica Istruzione e prevede che a livello territoriale i diversi livelli istituzionali (scuola, asl ed enti locali) concorrano in sinergia ad assicurare accoglienza e integrazione ai ragazzi portatori di handicap. Il documento puntualizza e approfondisce la materia dell'integrazione sociale, cercando di darne un’impostazione sistematica e funzionale.
In coda al documento vi è una novità interessante. Si prevede, infatti, che i docenti di sostegno, anziché essere titolari presso un’istituzione scolastica, come capita attualmente, siano in carico ad un’unica scuola polo del territorio.
Dalla scuola polo, in cui sarebbero tutti titolari, dovrebbero poi essere assegnati alle singole scuole, salvaguardando possibilmente la continuità didattica. Una specie di task force di zona per l'integrazione.
Si tratta di una piccola rivoluzione su cui i sindacati degli insegnanti hanno dato presumibilmente il loro placet, ma che potrebbe creare qualche problema ai docenti per la non coincidenza tra sedi di titolarità e sede di servizio scelta della sede.
Ad ogni modo l'Intesa, se approvata, difficilmente potrà essere applicata già dal prossimo anno scolastico, visto che gli organici del personale per le titolarità sono già stati definiti».
Di Admin (del 04/02/2008 @ 11:26:45, in attualità, linkato 855 volte)
L'intervento di Antonio Rocchetti, -da Repubblica Napoli- pubblicato su OrizzonteScuola, invita a riflettere sul "qui e ora" orientato ad un domani sempre più imminente.
«La scommessa dell'integrazione, dice Nocchetti, propugnata oltre 30 anni fa da una classe politica di extraterrestri, se confrontata con gli attuali parlamentari appare irrimediabilmente perduta».
Il "Rapporto intermedio sulla revisione della spesa", documento governativo passato in sordina, contiene e traduce le prospettive in tema di integrazione...
«La premessa culturale –afferma Rocchetti -che sentiamo di avversare con forza è che [...] la disabilità possa avere un costo economico comprimibile». Per assicurare diritti costituzionali come l’istruzione e la salute, la riposta non può tradursi con una “riduzione dei costi”.
In relazione all’integrazione scolastica, Rocchetti richiama alcuni punti fondamentali:
la formazione, per il quale rimanda al rapporto OCSE 2007;
la formazione di tutti i docenti curricolari, aspetto che tarda a trovare risposte precise;
l'incremento del numero degli alunni per classe, che contribuisce a rendere ancor più problematica “la qualità del tempo scuola per gli studenti disabili”;
la continuità educativo-didattica dell’insegnante per le attività di sostegno: continuità promessa a voce, ma non rintracciabile in finanziaria...
la possibile “scomparsa di 8000 insegnanti di sostegno”, quale conseguenza della definizione numerica “dell’organico di sostegno a 94000 unità, indipendentemente dal numero degli alunni disabili, per i prossimi anni... ”;
scomparsa della deroga per gravità;
le certificazioni per disabilità, fissate dal precedente governo, completano il quadro...
Situazione attuale e prospettive. Ma dove sta andando l’integrazione? Ed è in questa direzione che noi, insegnanti di sostegno, intendiamo dirigerci? Che fare?
Per leggere il testo integrale www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17977.html
Di Admin (del 02/02/2008 @ 00:37:01, in attualità, linkato 711 volte)
Solo un italiano su tre ha fiducia nella scuola. A sostenerlo è l’Eurispes attraverso il Rapporto 2008, del quale un’anticipazione è stata pubblicata il 21 gennaio 2008. Dalla sezione, dedicata alla fiducia degli italiani nelle istituzioni, emerge che la maggior parte dei cittadini (il 46,3%) hanno “poca” fiducia verso l’istituzione scuola, e il 19% ammette, addirittura, di non averne “alcuna”.
L'istituzione scolastica ispira piena fiducia solamente ad un cittadino su tre, mentre appena un anno fa la percentuale era più alta: un italiano ogni due.
A sostenerlo è l’Eurispes attraverso il Rapporto 2008, del quale un’anticipazione, dedicata alla fiducia degli italiani nelle istituzioni, è stata pubblicata il 21 gennaio.
Secondo il sondaggio annuale dell’Istituto di studi politici economici e sociali la credibilità del mondo della scuola sarebbe sempre più in declino: ispira fiducia solo ad un terzo del campione (il 33% appunto), mentre un anno fa, di questi tempi, la percentuale era del 47,1.
La maggior parte dei nostri cittadini (il 46,3%), sempre secondo il Rapporto, sarebbero così oggi orientati ad avere un rapporto di “poca” fiducia verso l’istituzione scuola, a cui va aggiunto un 19% di cittadini che addirittura ammette di non averne “alcuna”.
Insomma, una vera debacle di consensi, probabilmente influenzata da un mix di motivazioni: dal numero ormai incontrollato di casi di bullismo ai risultati sempre più deludenti sulle competenze dei nostri alunni (l’ultimo particolarmente significativo il Pisa-Ocse della fine del 2007); dal mutamento ciclico e frenetico delle strategie che guidano il mondo dell’istruzione fino alla scarsa considerazione generalizzata della società per valori ed istituzioni sino a qualche decennio fa invece veri e propri totem.
E’ soprattutto su quest’ultimo punto che si sofferma l’Eurispes. Il giudizio mediocre espresso dagli italiani verso il mondo della scuola rispecchia in pieno quello per le istituzioni di qualunque genere esse siano: dalle forze dell'ordine alle istituzioni religiose, alla politica.
Unica in controtendenza la magistratura, con fiducia in lieve rialzo ma che non supera comunque il 50%.
Ad aggiudicarsi il primato in termini di fiducia sono le associazioni di volontariato: 71,6% di fiduciosi (il 26,6% molto, il 45% abbastanza): la percentuale è però in calo rispetto a un anno fa (78,5%). Al secondo posto, con oltre la metà di cittadini fiduciosi, i Carabinieri (57,4%) e la Polizia (50,7%). La Chiesa e le altre istituzioni religiose raggiungono il 49,7% di fiduciosi, meno della metà, con una flessione notevole della fiducia rispetto al 2007 (60,7%).
Il 46,3% dicono di fidarsi della Guardia di Finanza. Ottengono ancora meno fiducia le associazioni di imprenditori (23,5%), la Pubblica amministrazione (20%, in calo rispetto al 26,9% del 2007) e i sindacati (19,5%, a fronte del 26,7% dell'anno precedente).
All'ultimo posto, e questa non è una sorpresa, i partiti, in cui ripone fiducia solo il 14,1% degli italiani: ben la metà (50,8%) non si fida per niente, il 33,1% poco, il 9,6% abbastanza.
Tale risultato è quasi analogo a quello del 2007 (12,6%), segno che la sfiducia nei partiti ha contagiato i cittadini già da anni e si è poi estesa anche alle altre istituzioni, quasi senza eccezioni.
I personaggi pubblici al di fuori della politica, come Beppe Grillo o anche Nanni Moretti, ottengono in ogni caso maggiori consensi (il 21,6%) rispetto ai politici veri e propri.
(di Alessandro Giuliani. Dal sito http://www.tecnicadellascuola.it/)
Di Admin (del 02/02/2008 @ 00:23:32, in formazione, linkato 1112 volte)
L'avv. Salvatore Nocera richiama l'attenzione sull'aggiornamento del personale come obbligo di servizio. Intervieni sull'argomento.
(a cura di S.Nocera) - La Sesta Sezione del Consiglio di Stato, con la Sentenza n. 1425 del 23/3/07, ha rigettato il ricorso di un docente di scuola media proposto contro la riduzione di 4 ore di stipendio, a causa della sua assenza ingiustificata ad un corso di aggiornamento proposto dalla sua scuola.
Il Consiglio di Stato ha infatti chiarito che l’aggiornamento rientra fra i doveri di servizio del personale docente.
E’ vero che la decisione riguarda l’applicazione del CCNL del 1994. Però anche il nuovo CCNL siglato il 7 Ottobre 2007 all’art. 63 prevede come fondamentale strumento professionale l’aggiornamento in servizio e l’art. 64 comma 1 dello stesso CCNL ritiene l’aggiornamento un diritto del personale scolastico “funzionale alla piena realizzazione ed allo sviluppo della propria professionalità”.
Quando una norma definisce un diritto come “funzionale” a qualche obiettivo, esso è automaticamente anche un dovere; ed infatti il successivo art. 65 comma 1 stabilisce che le istituzioni scolastiche debbano predisporre i contenuti dell’aggiornamento che sia “ funzionale” alla realizzazione degli obiettivi individuati nel Piano dell’Offerta Formativa.
È fatto salvo il diritto all’auto-aggiornamento, che comunque deve rientrare negli obiettivi del POF, non potendo essere rimesso alle discrezionali scelte ed interessi dei singoli docenti.
Ed infine il successivo art. 66 comma 1 precisa che è dovere del Collegio dei docenti di deliberare il piano annuale delle attività di aggiornamento secondo gli obiettivi del POF, aggiornamento che quindi diviene così obbligatorio per tutti.
La sentenza è importante, poiché richiama l’attenzione di tutti sul dovere ineludibile dell’aggiornamento professionale dei docenti.
Sino ad oggi si era diffusa la convinzione che l’aggiornamento fosse solo un diritto dei docenti, e non anche un loro dovere.
La sentenza precisa che esso è un diritto “funzionale all’insegnamento” e quindi rientra negli obblighi di servizio.
Ovviamente, dal momento che lo stesso CCNL all’art. 64 comma 2 stabilisce che l’aggiornamento si svolge ordinariamente al di fuori dell’orario dell’insegnamento, esso rientra nelle ore di servizio “aggiuntive all’insegnamento” e non può superare tali ore.
Cosa diversa è l’obbligo di programmazione che deve effettuarsi all’inizio dell’anno scolastico e prima dell’inizio delle lezioni, di cui alla nota ministeriale prot. n° 4798/05, con la quale si prevede che ogni Consiglio di classe deve programmare il PEI per una corretta integrazione scolastica degli alunni con disabilità.
Pertanto, il coordinamento fra le norme del CCNL, lette alla luce della Sentenza e la Nota ministeriale citata offre una valida garanzia per migliorare la qualità dell’integrazione scolastica, nel pieno rispetto dei diritti del personale docente (www.aipd.it).
Di Admin (del 15/01/2008 @ 10:32:58, in Didattica, linkato 1737 volte)
Dopo l’adozione da parte della scuola, generalmente “una copia del libro di testo adottato” viene rilasciata agli insegnanti.
Per gli insegnanti di sostegno, tuttavia, non è previsto alcun «libro di testo», per cui quando un docente deve semplificare o intervenire sui contenuti, piuttosto che sulla struttura o sul lessico:
o agisce “all’istante”, e questo comporta “perdita di tempo” prezioso per la didattica,
o, nella migliore delle ipotesi, ricorre a fotocopie per “anticipare” l’attività e consentire agli studenti disabili di operare in sintonia con il gruppo-classe.
Qualche rappresentante, bontà sua, lascia qualche testo ma rientra nella discrezione dei singoli!
Come poter intervenire per ovviare e/o ridurre questo disagio? Forse alcune vie potrebbero essere percorribili:
un’iniziativa del Ministero della Pubblica Istruzione? potrebbe essere una via...
un’iniziativa della singola Istituzione Scolastica? altra possibile soluzione che vedrebbe alcune scuole favorite e altre ...no!
chiedere direttamente alle Case Editrici, perché “assegnino una copia dei libri di testo per ogni classe cui è iscritto uno studente disabile. Potrebbe essere l’edizione precedente a quella consegnata alla classe...
altra ipotesi.........
Una soluzione è sicuramente possibile: ma quale strada pensiamo sia più opportuna e, soprattutto, più efficace percorrere?
Di Admin (del 06/12/2007 @ 09:57:31, in Didattica, linkato 1552 volte)
Il primo quadrimestre si conclude verso la fine del mese di gennaio e per molti insegnanti di sostegno si riproporrà la questione della “valutazione degli studenti”, con tutte le difficoltà che ne derivano. Sulla valutazione si fatica a trovare delle specifiche disposizioni o indicazioni chiare. Un passo avanti è stato fatto, sicuramente, per il “registro di sostegno”, che veniva consegnato ai docenti come “registro personale” dell’alunno. Il Ministero dell’Istruzione è intervenuto chiarendo i dubbi residui: non esiste un registro uninominale, l’insegnante di sostegno deve disporre di un “registro” in cui siano indicati “tutti i nomi degli alunni della classe” essendo egli insegnante contitolare della classe. Non opera infatti in “compresenza” ma opera in “titolarità”.
Scrive una collega: «che significa valutare gli alunni sotto il profilo dell'integrazione, ma non sulle singole discipline? Se gli insegnanti di sostegno sono contitolari/corresposabili nelle classi e se sono praticamente sempre in co-docenza durante le attività disciplinari, come si può limitare la loro valutazione? Esempio: in una scuola primaria siamo in classe io e la collega "di matematica" e gestiamo insieme una lezione in cui gli alunni svolgono compiti calibrati sulle loro capacità. Può l'insegnante "curricolare" dire all'insegnante di non correggere i compiti dei bambini non disabili, dicendo che si tratta della "sua" disciplina? Se l'insegnante di sostegno è presente e quindi in grado di esprimere un parere anche sulle valutazioni disciplinari, in che modo il suo diritto/dovere alla valutazione generale può essere limitato e da chi? Il quesito può sembrare un cavillo, ma chi ha esperienza sa che situazioni di questo genere influenzano pesantemente il clima della classe; se non sono integrati gli insegnanti, come si pensa di integrare i bambini? ».
Di Admin (del 01/11/2007 @ 19:22:32, in formazione, linkato 861 volte)
In pieno dibattito sui “numeri del sostegno” – rapporto alunni/docenti – si è inserito l’intervento del Sottosegretario alla Pubblica Istruzione che, facendo sue le indicazioni del ministro Fioroni sulla necessità della «separazione delle carriere», ha indicato quale elemento di novità l’insegnante specializzato nel trattamento della patologia del ragazzo disabile. Come dire che, ad esempio, accanto ad un ragazzo con sindrome autistica dovrà operare un insegnante esperto nella patologia dell’autismo.
Ed ecco le questioni aperte:
l’insegnante di sostegno quale ruolo ricopre nella scuola? Quello del personale sanitario oppure quello educativo-didattico?
lo studente che frequenta la scuola si trova in un centro sanitario o in un ambiente formativo?
Il dato certo è che la tendenza è quella di “non-ascoltare” il mondo della scuola e, ancor meno, avere attenzione agli obiettivi dell’integrazione scolastica che riguardano, come stabilisce la L. 104/92, lo sviluppo delle potenzialità nella comunicazione, socializzazione, relazione e apprendimento. La legge, fra l’altro, ribadisce che nessun tipo di disabilità, né di problematiche da esso derivanti, può impedire il diritto all’ISTRUZIONE.
Dietro questa indicazione, più volte ventilata da parte del Ministero, si cela una volontà che, a nostro parere, contraddice l’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione e, ancor più, lede e impedisce la realizzazione dell’inclusione scolastica stessa.
Su questo argomento, molto scottante ed importante, si “gioca” il futuro dell’inclusione scolastica, perseguita e attuata da anni nella scuola italiana.
Riteniamo si tratti di una “manovra” pericolosa e, per questo, invitiamo tutti, insegnanti curricolari, insegnanti di sostegno, studenti, genitori, sindacalisti, ecc. ad intervenire in questo spazio di dibattito aperto per promuovere un’azione che contrasti questa linea.
CIIS
Di Admin (del 01/11/2007 @ 19:18:19, in formazione, linkato 2027 volte)
Il vicepresidente della Fish, Nocera: "No ad una classe apposita di concorso per gli
insegnanti di sostegno: meglio innalzare da 5 a 10 anni il periodo di
insegnamento obbligatorio e prevedere vantaggi per chi sceglie di rimanere"
ROMA - No alla "separazione delle carriere" fra
insegnanti di sostegno e docenti curriculari, e
innalzamento da 5 a 10 anni del periodo di insegnamento
obbligatorio per i docenti di sostegno, con la previsione di
incentivi per chi sceglie di rimanere ancora. E, più in generale, la formazione
dell'intero corpo docente del nostro paese, perché "tutti gli insegnanti devono
sapersi prendere cura dei ragazzi con disabilità".
All'indomani della presentazione del "Piano per la disabilità" predisposto dal
ministro Fioroni e dopo le considerazioni espresse dal sottosegretario Letizia De
Torre, sono questi i punti salienti che Salvatore Nocera, vicepresidente della
Fish (Federazione italiana superamento handicap), tiene a sottolineare. "Siamo
dell'idea che più che ad una classe di concorso apposita per il sostegno si debba
invece mettere in piedi un sistema di prolungamento delle norme attuali", spiega.
"Attualmente gli insegnanti di sostegno hanno l'obbligo di mantenere la loro
funzione per 5 anni, dopo di che possono passare alle cattedre comuni: per evitare
ogni genere di separazione, ci sembra opportuno innalzare questo periodo minimo
a 10 anni, rinnovabili ulteriormente poi di cinque in cinque, prevedendo per chi
sceglie di rimanere dei vantaggi sui punteggi nelle graduatorie, sull'abbreviazione
della carriera o sul pensionamento anticipato".
Una sorta di bonus per chi opta per la strada del sostegno e continua a percorrerla, e
che fa il paio con la perplessità di fronte all'ipotesi dell'anno sabbatico di "riposo"
per i docenti di sostegno: "In una situazione di presa in carico collettiva del
ragazzo con disabilità non sarebbe una scelta azzeccata".
Al di là degli incentivi agli insegnanti di sostegno, però, il punto focale per la Fish
è quello della formazione obbligatoria degli insegnanti curriculari: "Oggi ci
troviamo di fronte ad una situazione folle, per cui se non c'è l'insegnante di
sostegno l'alunno è di fatto costretto a uscire dalla classe, visto che non c'è
nessuno che sia in grado di lavorare con lui: servono allora - illustra Nocera -
corsi di formazione a tutto campo e una seria preparazione di tutti gli 800mila
docenti della scuola italiana, perché è la scuola nel suo complesso che deve
interessarsi al ragazzo, non solo il singolo insegnante di sostegno". Se
l'integrazione del ragazzo non dipendesse cioè in maniera quasi esclusiva dalla
presenza del docente di sostegno, ma coinvolgesse invece l'intero mondo della
scuola, i genitori non avrebbero interesse a richiedere l'aumento delle ore di
sostegno. "Ma oggi lo fanno" - dice Nocera - "perché in sua assenza vedono il
proprio bambino completamente isolato".
Condivide, il vicepresidente della Fish, anche l'esistenza del problema delle false
certificazioni: ragazzi con problemi di apprendimento o di relazione che pur non
essendo disabili vengono certificati come tali per consentire loro di avere una
qualche forma di supporto che altrimenti non avrebbero: "Sono d'accordo sulla
gravità della questione, e sul fatto che la scuola debba individuare le soluzioni
migliori alle esigenze di questi ragazzi", che sono differenti da quelle dei ragazzi
con disabilità e in modo diverso devono essere affrontate. Finora i ragazzi
certificati, secondo i dati provvisori del Ministero aggiornati al 26 settembre, sono
174.586.
"In base alle nostre informazioni i disabili certificati si aggirano nell'ordine delle
180mila unità: sarà quella la cifra definitiva, con un numero di insegnanti di
sostegno pari a circa 90mila". Così come riferito dagli uffici del dicastero di viale
Trastevere.
L'incrocio delle due cifre mette in evidenza dunque proprio quel rapporto di un
insegnante di sostegno ogni due ragazzi disabili che è individuato come ottimale sia
dal Ministero che dalle associazioni: "Il rapporto medio nazionale è ottimo" -
conclude Nocera: "Ma sono gli squilibri fra regione e regione a rendere difficile la
situazione in alcune zone del nostro paese".
(Stefano Caredda)
Se vuoi leggere l'articolo originale clicca qui:
http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/News/info760979382.html
Di Admin (del 01/11/2007 @ 18:36:42, in formazione, linkato 906 volte)
POCO SOSTEGNO, DOCENTI POCO PREPARATI,
DISCONTINUITÀ DIDATTICA. Di fronte ai ritardi dell'inclusione c'è chi pensa ad un ritorno al passato
chiedendo la riapertura degli istituti e delle scuole speciali.
AGEDI, F.I.S.H. e C.I.I.S. frenano: ''Indietro non si torna. Ma c'è incapacità
gestionale e le famiglie sono amareggiate''
INTEGRAZIONE: INDIETRO NON SI TORNA.
MILANO - Pochi insegnanti di sostegno, scarsa
preparazione del corpo docente, mancanza di continuità
didattica. La scuola non parte sotto i migliori auspici per i
190 mila studenti italiani con disabilità, che potrebbero
diventare 200 mila nel corso dell'anno se verrà confermato
il trend di crescita degli ultimi anni (+5% l'anno). Secondo le associazioni che si
occupano di disabilità, infatti, i circa 96 mila docenti di sostegno potrebbero non
bastare e il blocco delle assunzioni porterà ad una carenza di circa 5 mila insegnanti
(vedi lancio nel notiziario del 4 settembre, ndr).
Così, di fronte alla riduzione delle ore dedicate ad ogni alunno, qualche genitore
torna a pensare che forse sarebbe meglio iscrivere i propri figli alle scuole speciali,
il cui numero è diminuito da quando la legge 517/77 ha sancito il diritto a
frequentare le scuole comuni anche per gli studenti con disabilità (secondo il
Ministero della Pubblica Istruzione, sono rimaste 15 scuole speciali in tutta Italia,
ndr), potrebbero quindi conoscere una nuova fioritura.
"Siamo arrivati alla disperazione, e la disperazione può portare a cercare le
soluzioni più comode". Per Maria Mirella Gangeri, presidente di AGEDI,
l'associazione genitori di bambini ed adulti disabili, è questo a spingere le famiglie
a chiedere la riapertura degli istituti e delle scuole speciali. Una soluzione che i
membri DELL'AGEDI non condividono. Qualche passo positivo, dicono, dal 1977
a oggi c'è stato. "Non permettiamo a nessuno di tornare al passato - dice Maria
Mirella Gangeri -. Da un punto di vista didattico siamo ancora parecchio
indietro, ma la scuola cosiddetta normale è un luogo importante di socializzazione
per i nostri figli". Proprio per questo, a preoccupare i genitori non è solo la carenza
di insegnanti di sostegno, ma l'atteggiamento delle insegnanti curriculari. "L'errore
di fondo è delegare l'integrazione del bambino con difficoltà all'insegnante di
sostegno - spiega la presidente di AGEDI -. Invece che favorire l'armonia della
classe e l'accettazione di chi è diverso, il docente preferisce far uscire dall'aula il
ragazzo e il suo insegnante. Così si mantiene l'ordine e la gestione degli alunni è
più facile".
"Il rischio che i genitori chiedano al riapertura delle scuole speciali esiste -
conferma Salvatore Nocera della FISH -: quando il Governo non risponde alla
domanda della qualità dell'integrazione la gente preferisce il peggio. Noi abbiamo
prospettato questo rischio al Ministero e la risposta, politica, che ci è stata data è
che 'indietro non si torna'. Ma bisogna vedere cosa chiederanno le famiglie:
abbiamo ricevuto decine di segnalazioni di genitori amareggiati dal fatto che i loro
figli non sono seguiti, dal turnover degli insegnanti di sostegno,
dall'impreparazione degli docenti, talora dall'incapacità gestionale di alcuni
dirigenti scolastici, dai mancati controlli sul rispetto della normativa. Lamentele
che sembrano voler dire 'si stava meglio quando si stava peggio'; certo, su 190mila
studenti iscritti e frequentanti sono ancora poche".
Intanto, però, il malessere esiste e preoccupa anche il CIIS, Coordinamento
Italiano Insegnanti di Sostegno. "La tesi di un ritorno alle scuole speciali non è da
prendere in considerazione - dice Giuseppe Argiolas, membro del direttivo CIIS -
: si rischierebbe di tornare indietro e smentire l'attività svolta negli ultimi anni dal
punto di vista della legislazione e dei successi formativi raggiunti dagli alunni
integrati nelle scuole comuni. Mi auguro che le famiglie facciano sentire la loro
voce e che i genitori si muovano nella direzione del riconoscimento dei loro diritti
all'interno delle classi comuni perché è lì avviene il processo di crescita di tutta la
società: non si può assolutamente pensare alle scuole speciali".
Nonostante i tagli previsti per quest'anno creino qualche allarme, i genitori
dell'AGEDI sono fiduciosi e interpretano la scelta del Ministero come un punto di
svolta. "Finora, purtroppo l'handicap è stato considerato uno strumento per creare
nuovi posto di lavoro all'interno della scuola -prosegue Maria Mirella Gangeri- ,
mentre occorre che gli insegnanti stessi prendano in carico il bambino che ha
difficoltà. E in questo processo l'insegnante di sostegno deve poter 'sostenere' tutta la classe, non una singola persona. Altrimenti, chiederemo allo Stato dei docenti privati che facciano lezione ai nostri figli direttamente a casa".
La FISH, invece, chiede di puntare sulla formazione. "Ci vorrebbero corsi di
aggiornamento obbligatori, organizzati dal ministero dell'Istruzione in collaborazione con i sindacati, insieme a modifiche legislative sulla formazione dei
docenti. Bisognerebbe inserire nel curriculum formativo un certo numero di ore
sulle tematiche dell'integrazione. Quando partimmo a lavorare su questi temi, negli
anni '60 e '70, insegnanti di sostegno non ce n'erano ma corsi di formazione per gli
insegnanti curriculari sì".
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http://www.superabile.it/CANALI_TEMATICI/Scuola_e_Formazione/Dossier/info-116761851.html