ERANO MEGLIO LE SCUOLE SPECIALI?
POCO SOSTEGNO, DOCENTI POCO PREPARATI,
DISCONTINUITÀ DIDATTICA. Di fronte ai ritardi dell'inclusione c'è chi pensa ad un ritorno al passato
chiedendo la riapertura degli istituti e delle scuole speciali.
AGEDI, F.I.S.H. e C.I.I.S. frenano: ''Indietro non si torna. Ma c'è incapacità
gestionale e le famiglie sono amareggiate''
INTEGRAZIONE: INDIETRO NON SI TORNA.
MILANO - Pochi insegnanti di sostegno, scarsa
preparazione del corpo docente, mancanza di continuità
didattica. La scuola non parte sotto i migliori auspici per i
190 mila studenti italiani con disabilità, che potrebbero
diventare 200 mila nel corso dell'anno se verrà confermato
il trend di crescita degli ultimi anni (+5% l'anno). Secondo le associazioni che si
occupano di disabilità, infatti, i circa 96 mila docenti di sostegno potrebbero non
bastare e il blocco delle assunzioni porterà ad una carenza di circa 5 mila insegnanti
(vedi lancio nel notiziario del 4 settembre, ndr).
Così, di fronte alla riduzione delle ore dedicate ad ogni alunno, qualche genitore
torna a pensare che forse sarebbe meglio iscrivere i propri figli alle scuole speciali,
il cui numero è diminuito da quando la legge 517/77 ha sancito il diritto a
frequentare le scuole comuni anche per gli studenti con disabilità (secondo il
Ministero della Pubblica Istruzione, sono rimaste 15 scuole speciali in tutta Italia,
ndr), potrebbero quindi conoscere una nuova fioritura.
"Siamo arrivati alla disperazione, e la disperazione può portare a cercare le
soluzioni più comode". Per Maria Mirella Gangeri, presidente di AGEDI,
l'associazione genitori di bambini ed adulti disabili, è questo a spingere le famiglie
a chiedere la riapertura degli istituti e delle scuole speciali. Una soluzione che i
membri DELL'AGEDI non condividono. Qualche passo positivo, dicono, dal 1977
a oggi c'è stato. "Non permettiamo a nessuno di tornare al passato - dice Maria
Mirella Gangeri -. Da un punto di vista didattico siamo ancora parecchio
indietro, ma la scuola cosiddetta normale è un luogo importante di socializzazione
per i nostri figli". Proprio per questo, a preoccupare i genitori non è solo la carenza
di insegnanti di sostegno, ma l'atteggiamento delle insegnanti curriculari. "L'errore
di fondo è delegare l'integrazione del bambino con difficoltà all'insegnante di
sostegno - spiega la presidente di AGEDI -. Invece che favorire l'armonia della
classe e l'accettazione di chi è diverso, il docente preferisce far uscire dall'aula il
ragazzo e il suo insegnante. Così si mantiene l'ordine e la gestione degli alunni è
più facile".
"Il rischio che i genitori chiedano al riapertura delle scuole speciali esiste -
conferma Salvatore Nocera della FISH -: quando il Governo non risponde alla
domanda della qualità dell'integrazione la gente preferisce il peggio. Noi abbiamo
prospettato questo rischio al Ministero e la risposta, politica, che ci è stata data è
che 'indietro non si torna'. Ma bisogna vedere cosa chiederanno le famiglie:
abbiamo ricevuto decine di segnalazioni di genitori amareggiati dal fatto che i loro
figli non sono seguiti, dal turnover degli insegnanti di sostegno,
dall'impreparazione degli docenti, talora dall'incapacità gestionale di alcuni
dirigenti scolastici, dai mancati controlli sul rispetto della normativa. Lamentele
che sembrano voler dire 'si stava meglio quando si stava peggio'; certo, su 190mila
studenti iscritti e frequentanti sono ancora poche".
Intanto, però, il malessere esiste e preoccupa anche il CIIS, Coordinamento
Italiano Insegnanti di Sostegno. "La tesi di un ritorno alle scuole speciali non è da
prendere in considerazione - dice Giuseppe Argiolas, membro del direttivo CIIS -
: si rischierebbe di tornare indietro e smentire l'attività svolta negli ultimi anni dal
punto di vista della legislazione e dei successi formativi raggiunti dagli alunni
integrati nelle scuole comuni. Mi auguro che le famiglie facciano sentire la loro
voce e che i genitori si muovano nella direzione del riconoscimento dei loro diritti
all'interno delle classi comuni perché è lì avviene il processo di crescita di tutta la
società: non si può assolutamente pensare alle scuole speciali".
Nonostante i tagli previsti per quest'anno creino qualche allarme, i genitori
dell'AGEDI sono fiduciosi e interpretano la scelta del Ministero come un punto di
svolta. "Finora, purtroppo l'handicap è stato considerato uno strumento per creare
nuovi posto di lavoro all'interno della scuola -prosegue Maria Mirella Gangeri- ,
mentre occorre che gli insegnanti stessi prendano in carico il bambino che ha
difficoltà. E in questo processo l'insegnante di sostegno deve poter 'sostenere' tutta la classe, non una singola persona. Altrimenti, chiederemo allo Stato dei docenti privati che facciano lezione ai nostri figli direttamente a casa".
La FISH, invece, chiede di puntare sulla formazione. "Ci vorrebbero corsi di
aggiornamento obbligatori, organizzati dal ministero dell'Istruzione in collaborazione con i sindacati, insieme a modifiche legislative sulla formazione dei
docenti. Bisognerebbe inserire nel curriculum formativo un certo numero di ore
sulle tematiche dell'integrazione. Quando partimmo a lavorare su questi temi, negli
anni '60 e '70, insegnanti di sostegno non ce n'erano ma corsi di formazione per gli
insegnanti curriculari sì".
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