Di Admin (del 17/11/2009 @ 07:52:14, in attualità, linkato 163 volte)
“La scuola dell'integrazione non si tocca!
No alle classi differenziali! ” è lo slogan che accompagna la manifestazione in programma in molte città d’Italia venerdì 20 novembre 2009.
L’iniziativa è stata promossa dalle Associazioni che hanno partecipato al Seminario promosso dal CIIS il 24 ottobre scorso: “Integrazione: indietro tutta. Noi non C.I.I.S.tiamo”. Le scelte politiche operate in questi ultimi anni, penalizzando la scuola pubblica italiana, compromettono l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità. Sono molti, troppi i motivi della preoccupazione di un ritorno al passato e di un ripristino delle classi differenziali che la cronaca di questi mesi ha raccontato.
Le associazioni dei genitori e degli insegnanti, unite insieme a difesa della scuola dell’inclusione, denunciano:
la presenza di più alunni con disabilità inseriti nella stessa classe
il sovraffollamento delle classi
lezioni rivolte a gruppi formati da soli alunni con disabilità proposti come laboratori di potenziamento, ai quali partecipano talvolta anche alunni con scarso rendimento o con bisogni educativi speciali
la riduzione delle ore di sostegno didattico
la scarsa formazione del personale scolastico sui temi dell’inclusione
l’abrogazione delle deroghe per lo sdoppiamento delle classe
.
Questi elementi, infatti, discriminano e creano “ostacoli” all’inclusione, ledono i diritti degli alunni con disabilità e riabilitano pratiche esclusive, separazione, ghettizzazione.
La qualità e la quantità del tempo-scuola per gli alunni con disabilità risultano in tal modo gravemente pregiudicate. Non possono essere motivazioni di razionalizzazione della spesa pubblica ad impedire o ostacolare l’inclusione scolastica.
Ma la scuola dell’integrazione NON SI TOCCA! NON si torna alle classi differenziali. Non lo permetteremo.
Le Associazioni dei genitori e degli insegnanti reclamano per tutti gli alunni con disabilità il diritto a frequentare le classi comuni della scuola pubblica italiana.
Per questo, uniti e in un’unica voce, chiedono
che sia consentito solo un alunno con disabilità per classe, per favorire il processo di inclusione,
l’immediato sdoppiamento delle classi composte da più di 20 alunni in cui sono iscritti uno o più alunni con disabilità
l'abolizione di attività “riservate a soli alunni con disabilità” camuffate come laboratori o progetti innovativi,
che a ciascun alunno vengano assegnate le risorse di cui necessita sulla base dei bisogni individuali
una adeguata formazione obbligatoria, iniziale e in servizio, sui temi dell’integrazione per tutto il personale scolastico, compresi i Dirigenti Scolastici. L’inclusione è compito di tutti e non può essere delegata a nessun “superspecialista”
che non si accolgano proposte per formare “insegnanti specializzati per le singole patologie” e ancor meno “insegnanti-infermieri”: in questo modo si chiede alla scuola di occuparsi del “malato” e non dello studente (negazione dell’identità).
Il 20 novembre 2009 saranno presenti in molte piazze d’Italia,
davanti agli Uffici Scolastici Provinciali o Uffici Scolastici Regionali
per dire NO alla scuola che separa
per dire NO all’esclusione degli alunni con disabilità dalla scuola
per dire che L’INCLUSIONE scolastica degli alunni con disabilità NON SI TOCCA.
Giovedì 3 dicembre, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ, l’appuntamento è a Roma davanti al Parlamento Italiano. All’iniziativa stanno già aderendo numerosissime associazioni di insegnanti e genitori.
Coordinamento delle Associazioni “Noi Non Ci Stiamo” Coordinamento Nazionale delle Associazioni di genitori e insegnanti uniti per la difesa del diritto all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità
C.I.I.S. Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno,
ANFFAS Onlus,
Lista di Handicap e Società,
ABC Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna,
Lista di Dw-Handicap,
Associazione Italiana SuXfragile,
GenitoriTOSTI,
Associazione Tutti a Scuola Onlus,
SFIDA Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità,
Associazione AMICI della VITA di Iglesias,
ANIEF Associazione Nazionale Insegnanti ed Educatori in Formazione,
Associazione ALMENO CREDO ONLUS,
Associazione Claudia Bottigelli TORINO,
CAD Comitato Associazioni dei Disabili di Bologna,
Disabilandia (Livorno),
Comitato precari liguri della scuola,
Co.Ge.De. Liguria.
Di Admin (del 07/11/2009 @ 23:35:57, in Attualità, linkato 140 volte)
Leggo su Superando di oggi giovedì 5 novembre 2009 che i rappresentanti delle due federazioni italiane per la disabilità (FISH e FAND), dopo l'ennesimo, rivelatosi inutile, incontro con l'Istituzione (i.e. il Ministero dell'Istruzione) stanno per decidere di uscire dall'Osservatorio.
Potete spiegarci a chi gioverà questa decisione? Cioè che effetti produrrà?
Il ministro non si è fatto vedere e i suoi vice non sono stati in grado di fornire nessuna risposta?
Solo per il fatto che gli esponenti delle federazioni (perché esistono due federazioni e non una sola?) rappresentano i disabili italiani non devono arretrare di un passo, casomai è qualcun altro che se ne deve andare (a nascondersi, per non dire di peggio).
Ricordiamoci, come mi ha fatto giustamente notare un'altra mamma tosta, che i nostri figli vanno a scuola, nella scuola pubblica, perché a suo tempo quelli prima di noi si sono battuti per arrivare a questo risultato.
Cosa facciamo? Vanifichiamo e, in un certo senso, sviliamo le battaglie e le energie messe in campo da coloro che si sono mossi, in tempi in cui non si aveva il mondo a portata di click e, quindi, era tutto più difficile più lento, etc?
Il ministro dell'Istruzione non è l'unico interlocutore esistente, i diritti delle persone disabili non sono quisquilie, vanno affermati tanto più fermamente quanto più reiteratamente l'interlocutore prescelto nicchia.
Raccontiamo cosa succede in Italia nella Scuola, per tutti quelli che fanno parte di questo mondo (che, inutile negarlo è separato dal mondo reale) e cioè non solo gli alunni disabili ma anche gli insegnanti, gli operatori, le associazioni e le famiglie tutte!
Ma raccontiamolo alle agenzie di stampa, alle radio, nei siti web non dedicati. Là fuori nessuno sa di noi. Neanche lontanamente si immaginano.
La gente è disposta a fare catene umane per salvare l'albero centenario dalla potatura (per dire) e non si riesce ad organizzare un qualcosa di visibile e coinvolgente che sensibilizzi l'opinione pubblica sui diritti (negati) delle persone disabili in Italia?
Lancio una proposta: il 3 dicembre andiamo nelle scuole, ma non per occuparle, ma per presenziare con dei banchetti. Fatevi vedere, tutte voi associazioni, distribuite depliants informativi, raccogliete firme, organizzate momenti di aggregazione o dimostrazioni vere e proprie, come in alcune scuole hanno fatto (cosa vuol dire andare a scuola con la carrozzina o se sei cieco) su persone normodotate.
Non può essere che la giornata dedicata alle persone disabili si esaurisca nel discorso del Presidente della Repubblica e nel concertone per vip a Torino.
Noi l'anno scorso abbiamo fatto questo (vedi la pagina: http://genitoritosti.blogspot.com/2008/12/tiriamo-le-somme.html ).
E se ci credete davvero che, uniti, si possano ottenere dei risultati, per favore non lasciate l'Osservatorio.
Fareste il gioco di chi considera i disabili "un fastidio" e non persone.
Quindi: oggi è anche iniziato un importante convegno a Rimini sull'integrazione scolastica.(*) C'è la piattaforma ideata da CIIS (cui noi GT aderiamo e in cui crediamo tantissimo). C'è collegamento tra queste due federazioni, il convegno e il CIIS?
Perchè, in caso contrario, è ora di collegarsi. :)
Come genitore, portavoce di un gruppo di genitori a livello nazionale, do il massimo supporto, perché siamo stufi di tutta la situazione, che coinvolge la vita TUTTA delle persone disabili, non solo la scuola.
Lamentarsi, scoraggiarsi, andare via e pensare al proprio caso specifico non porta da nessuna parte.
Rimando a quanto scritto alla pagina: http://genitoritosti.blogspot.com/2009/10/scuola-quelli-che-non-ciistiamo.html
Invito, di nuovo a venire a parlare qui: http://genitoritosti.forumup.it/about28-genitoritosti.html
Fatevi sentire.
(*) errata corrige: il convegno si svolgerà dal 13 al 15 novembre.
Fonte: http://genitoritosti.blogspot.com/2009/11/scuola-appello-ai-nostri-rappresentanti.html Pubblicato da orsatosta
Di Admin (del 29/09/2009 @ 09:55:39, in attualità, linkato 304 volte)
Integrazione: indietro tutta? Ma noi non C.I.I.S.tiamo.
Le scelte politiche operate in questo ultimo periodo, mettendo in ginocchio la scuola pubblica italiana, stanno compromettendo il processo di inclusione degli alunni con disabilità.
Il sovraffollamento delle classi in spazi notoriamente di metratura non sufficiente,
più alunni disabili inseriti nella stessa classe: in una si è arrivati a censirne 7 … ma è solo la punta di un iceberg (è stata abolita la norma che stabiliva 1 disabile in classi da 25 e 2 massimo in classi da 20),
l’oggettiva RIDUZIONE delle ore di sostegno didattico erogato per ciascun alunno (stesso numero di risorse a fronte di bisogni aumentati: non si guarda ai bisogni individuali, ci si preoccupa invece che gli insegnanti per il sostegno siano numericamente gli stessi dell’anno scolastico 2008-09. Gli alunni con disabilità, nel corrente anno scolastico, sono aumentati),
il consistente taglio delle risorse umane (con gli ultimi provvedimenti i “precari” sono diventati “precari invisibili”),
il sovraccarico di lavoro per gli insegnanti in servizio …
sono alcuni dei segnali e che denunciano come l’integrazione, nella scuola pubblica italiana, sia seriamente a rischio. L’ipotesi di un “ritorno al passato”, della riapertura di “classi speciali” , viene alimentata ogni giorno dai “numeri” che, attraverso la forte denuncia mediatica delle famiglie e delle Associazioni, fanno conoscere le molteplici situazioni di disagio. A fronte di questa grave situazione della scuola pubblica e del futuro “a rischio” dell’integrazione, molte organizzazioni hanno aderito all’iniziativa del C.I.I.S. per co-promuovere un Seminario di Studi, durante il quale si procederà alla definizione della prima «Piattaforma per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità».
L’elenco degli “aderenti” e “simpatizzanti” cresce di giorno in giorno, segno che “non vi è alcuna intenzione di gettare la spugna” e che l’attenzione verso l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità non è venuta meno. Nessuno degli aderenti intende tornare indietro”: l’inclusione è una scelta di civiltà, per sua natura irreversibile. Pertanto, l’esperienza può solo proseguire, “continuando il cammino intrapreso”.
Il C.I.I.S., Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno Didaweb Educazione & Scuola Lista di Dw-Handicap Lista di Handicap e Società Associazione Tutti a Scuola Onlus
GenitoriTOSTI Associazione Italiana SuXfragile Associazione Almeno.Credo Onlus
SFIDA Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità
ANIEF Ass. Claudia Bottigelli –TORINO
A.N.M.I.C. Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili
ANFFAS Onlus
CAD, Comitato Associazioni dei Disabili - Bologna
A.M.A. tutti nella stessa barca -Potenza F.I.S.H. Federazione Italiana Superamento Handicap
con il patrocinio di ANICIA Editore Roma
co-promuovono
il Seminario Nazionale di Studi sull’Integrazione Scolastica sul tema:
«Integrazione: indietro tutta. Noi non C.I.I.S.tiamo»
il 24 ottobre 2009, dalle 9 alle 18.30
Sede del Seminario l'Aula Magna del Liceo Scientifico "Isacco Newton"
a ROMA, in viale Manzoni n. 47.
LE ISCRIZIONI sono aperte.
La scheda di iscrizione è scaricabile da http://discussioni.sostegno.org/dblog/default.asp
http://www.sostegno.org/pages/attivita.asp
Di Admin (del 10/09/2009 @ 21:37:45, in attualità, linkato 357 volte)
Sette (7) alunni con disabilità nella stessa classe: in un articolo di Redattore Sociale datato 7 settembre 2009 compare la notizia. E nella rete, rapidi, circolano i primi commenti.
Una novità?
In realtà nulla di nuovo rispetto all'impianto disegnato dal Ministro Gelmini, suffragato dal DPR 81/09 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 luglio scorso.
Il DPR, così come la bozza, "dimentica" (ma non pare proprio una svista ...) di fissare un "tetto", ovvero il numero massimo di alunni con disabilità per classe. La problematica era già all’attenzione del Ministero all’indomani dell’approvazione nel CDM della bozza di Regolamento (Norme per la riorganizzazione della rete scolastica ed il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola).
Al riguardo, nel marzo scorso, era apparso un lungimirante articolo pubblicato da l'Unità: la giornalista prospettava per il prossimo anno scolastico l'ipotesi di classi in cui avrebbero potuto trovarsi anche a 5 alunni con disabilità. Subito il Ministero intervenne con una "secca" nota, datata 30 marzo, in cui dichiarava «Scuola: confermato il limite di venti alunni nelle classi con disabili»
(http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2009_miur/300309.shtml/ ). Poche righe con le quali il Ministero liquidava la questione, glissando, anche nel comunicato stesso, i veri contenuti: il numero richiamato, infatti, era riferito esclusivamente al totale degli alunni della classe e non a quanti alunni disabili potevano essere iscritti in una classe composta da “20 alunni”.
La richiesta di chiarimenti in merito al “numero degli alunni con disabilità per classe” è giunta al Ministero, a più riprese, da parte del mondo dell'Associazionismo, impegnato a sostegno dell’inclusione. Ma la risposta non è mai pervenuta.
Un’ultima occasione per un chiarimento poteva essere offerta dalla «Linee Guida per l'integrazione scolastica degli alunni con disabilità», attese per l’autunno e pubblicate, a sorpresa, in piena estate: anche in questo documento la questione è stata omessa, coperta da un velo di silenzio.
Nel caso in cui ci chiedessimo se al Ministero fossero al corrente dei rischi derivanti dalle scelte del DPR 81/09, la risposta non può essere che sì! Sapevano ed erano consapevoli delle conseguenze.
E ora? La questione è di difficile soluzione: l’unica possibilità si intravede solo in un nuovo Provvedimento che temiamo non verrà mai emanato! La linea scelta dal Ministero, in tema di inclusione, pare andare in tutt’altra direzione.
La realtà è che nella classe della scuola di Vercelli, di cui tratta l’articolo pubblicato da Redattore Sociale, non solo il numero degli alunni con disabilità raggiunge quota 7 (sette), ma persino il numero totale degli alunni SUPERA il tetto fissato dallo stesso Ministero che prevede il «limite di venti alunni nelle classi con disabili». Nella classe della scuola di Vercelli, gli alunni sono 23!!!
A prescindere dal fatto che è ininfluente se un ragazzo frequenta per il conseguimento del Diploma o di un Attestato, in quanto gli alunni godono ciascuno del pari diritto all'educazione e all'istruzione che deve essere erogato con lo stesso rigore professionale, alla luce dell’attuale situazione si prospettano più rischi, fra questi:
la dispersione scolastica: i genitori potrebbero essere indotti al ritiro del proprio figlio dalla scuola;
gli interventi scolastici erogati in contesti “esterni alla classe" di appartenenza; eufemisticamente vengono chiamati "laboratori", “progetti” o altro: si tratta di luoghi “utilizzati” dai soli ragazzi con disabilità.
E, a questo punto, non possiamo più parlare di scuola integrante, bensì “separante”.
L’esito, in sintesi, è traducibile con "classi speciali non dichiarate" nella scuola di tutti. Questa ed altre situazioni preoccupano fortemente non solo la nostra Associazione ma anche tutte quelle che, come noi, sono impegnate per il rispetto al diritto allo studio. L'intero processo di inclusione scolastica e sociale appare compromesso da scelte politiche attente più alle questioni economico-occupazionali che alla dimensione umana. Sembra così di sentire echeggiare nell’aria la frase:
«INTEGRAZIONE: PER TE LA SCUOLA ... FINISCE QUI! ».
Rispetto a questa prospettiva, noi esprimiamo il nostro più aspro dissenso e prendiamo le distanze da quei Provvedimenti e da quelle progettualità e che inducono alla non-inclusione.
Stanchi infine di Provvedimenti piovuti dall’alto, come piogge acide, che non solo non considerano la persona nella sua unicità e irripetibilità, rispettandola nella sua manifestazione personale, ma che si mostrano ignari e all'oscuro sia della dimensione pedagogico-didattica sia dei sempre più numerosi contributi scientifici sulle potenzialità dell’essere umano, di ciascun essere umano, alle possibilità d’apprendimento, vogliamo da ora in poi far sentire la nostra voce con maggiore incisività.
E, per una scuola davvero inclusiva, attenta al singolo, promotrice di cultura e creatrice di civiltà,
il CIIS,
“Didaweb”,
“Educazione & Scuola”,
“Lista di Dw-Handicap”,
“Lista di Handicap e Società”,
“Associazione Tutti a Scuola Onlus”,
“GenitoriTOSTI”
"Associazione Italiana SuXfragile"
Ass."ALMENO CREDO ONLUS",
"SFIDA" Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità,",
"ANIEF",
Associazione "CLAUDIA BOTTIGELLI–TORINO",
"ANMIC" Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi Civili,
"ANFFAS Onlus",
"CAD Comitato Associazioni dei Disabili (BO)",
"A.M.A. tutti sulla stessa barca",
con il patrocinio di Anicia Editore
promuovono un SEMINARIO Nazionale sabato 24 OTTOBRE 2009 a ROMA presso l'Aula Magna del Liceo Scientifico "Newton", sul tema:
“Integrazione: indietro tutta. Noi non C.I.I.S.tiamo”.
Nel corso dell’iniziativa verrà predisposta da parte dei partecipanti, insegnanti e genitori, la primaPiattaforma per l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.
Chiediamo la massima adesione, perché la nostra incisività sarà pari alla nostra presenza.
Per adesioni e/o informazioni contattare:
Di Admin (del 04/09/2009 @ 19:37:52, in attualità, linkato 146 volte)
Cagliari - Prosegue la protesta dei percari. Continua l'occupazione dell'USP. Non si tratta solo di un problema occupazionale, come qualcuno potrebbe strumentalmente pensare: gli insegnanti rappresentano una risorsa fondamentale per il "sistema scuola" che, a sua volta, necessita di professionalità "esperte". L'aumentato numero degli alunni per ciascuna classe riduce il numero delle stesse e, conseguentemente, il numero di "chi" deve insegnare in quelle classi. Ma le classi numerose rendono molto difficile l'azione educativo-didattica nella quale la scuola intera è impegnata e in cui la professionalità docente si spende quotidianamente. L'affollamento delle classi impedisce, di fatto, la "personalizzazione" e l'esercizio al diritto all'educazione e all'istruzione di TUTTI gli alunni e studenti. Questo dato è stato acquisto dal Ministero??? Oppure si preferisce offrire, spacciandola di qualità, una formazione "superficiale", spolverizzata,frammentata, con il forte rischio di abbandono scolastico e di analfabetizzazione di ritorno? Insieme alla problematicità occupazionale, queste sono le questioni che interpellano ... I precari, e non solo loro, attendono urgenti e inderogabili risposte.
Un tema che fa discutere, quello delle aree disciplinari e per il quale non si intravedono novità.
Nuovi e interessanti commenti arricchiscono la riflessione: abolire o no le aree disciplinari?
Al riguardo i docenti della scuola Secondaria di Secondo grado, in particolare, hanno molto da dire e da condividere.
Sarà interessante poi "ampliare il confronto" e, all'appuntamento di settembre, aprire uno spazio per un dibattito diretto, nel corso del Convegno programmato dal CIIS.
Di Admin (del 12/06/2009 @ 11:05:04, in Famiglie, linkato 315 volte)
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
SILVIO BERLUSCONI
AL MINISTRO DEL MIUR
MARIASTELLA GELMINI
AL MINISTRO PARI OPPORTUNITÀ
MARA CARFAGNA
e, p.c., All' Osservatorio Permanente sull’Integrazione
Scolastica delle persone in situazione di handicap
Roma, 29 maggio 2009
Siamo un gruppo di genitori con figli disabili, provenienti da ogni parte d’Italia, che Vi ha già scritto, senza però ottenere alcun riscontro.
In realtà abbiamo percepito una sola conferma: il silenzio, che non è una nostra sensazione, bensì una realtà.
Genitori Tosti vuol dire genitori che non si arrendono, vuol dire genitori che non subiscono il timore reverenziale rispetto al ruolo di alcuni Dirigenti Scolastici che, per una larga maggioranza, disattendono totalmente o quasi il rispetto dell’applicazione delle norme attinenti agli alunni con disabilità certificata, specialmente se gravi. Con il prossimo mese di giugno i giochi saranno fatti in tema di insegnanti di sostegno.
Per noi la stagione 2009/2010 è iniziata da tempo.
Non produciamo moda da esportazione eppure “viaggiamo” con un anno di anticipo per non naufragare nell’oceano di “non mi compete”, “ non ho i fondi”, “dovete fare ricorso”, “provate a cambiare scuola“ et similia. I nostri ultimi GLH hanno dovuto riservare ampio spazio al dibattito di ogni anno.
Ricorso al TAR? Avvocato? Minacce?
E così molte famiglie saranno costrette a dover affrontare ulteriori spese legali per rivendicare un diritto negato o, peggio ancora, a dover abbassare la testa per mancanza di risorse economiche e accontentarsi di quanto si riesce ad elemosinare per il proprio figlio.
Otterremo sentenze che assegneranno il massimo delle ore.
Ore che poi, comunque, regaleremo nostro malgrado alla gestione dei Dirigenti, che dovranno “spalmare “ (così si dice in alcune zone) sui numerosi casi di disabilità.
Una poco nuova vittoria di Pirro che vedrà l’ennesimo, ulteriore ed ingiusto sforzo da parte di tutte le famiglie sotto ogni profilo.
Poco importa se un bambino disabile alla materna, nel frattempo, abbia iniziato a parlare.
Poco conta se un alunno delle elementari usi il PC in modo eccellente.
E ancor meno conta se uno studente delle scuole medie, tramite la CAA, riesca a scrivere poesie o testi di narrativa ben superiori a quelli dei coetanei.
Figuriamoci, poi, quanto sia assolutamente trasparente il giovane studente delle superiori, ormai ridotto a peso sociale, dopo anni di carenze di personale, di ausili inadeguati, di lotte e battaglie che, seppur vinte da famiglie testarde, non hanno colmato il vuoto cognitivo non diagnosticato alla PA ormai in ginocchio.
Pubblica Amministrazione e organizzazione scolastica che, forse, si sono arrese a non investire sui portatori di handicap, ritenendo meno onerosa la erogazione della pensione di invalidità civile, che di fatto è lo stipendio della madre badante, buttata fuori dallo Stato sociale a causa di forza maggiore.
Tutto questo accade.
Accade troppo spesso per non tentare di chiedere maggiore attenzione, per non indurre alcune famiglie a mettersi alla prova dimostrando le potenzialità sprecate di bambini cui viene negato il diritto allo studio e, di conseguenza, il diritto alla libera espressione della propria identità.
Non è accettabile che una società che ambisca a definirsi civile, continui a permettere tutto ciò, condannando bambini, adolescenti e giovani ad una assenza di istruzione, causata dal silenzio del Ministero che non impone, con toni adeguati, il rispetto di regole esistenti da anni.
Ci permettiamo anche di sottolineare che, con l’applicazione della riforma, il prossimo anno sfumeranno le ore di compresenza.
Conseguentemente ci chiediamo chi e cosa sarà organizzato nelle ore di “vuoto didattico” che i nostri figli subiscono.
Premesso tutto quanto sopra descritto, il gruppo Genitori Tosti
CHIEDE
una pubblica dichiarazione del Ministro, anche a mezzo televisivo, che ricordi ai Dirigenti Scolastici il loro dovere di pubblici dipendenti, affinché si adoperino, attraverso la pratica reale della normativa, a garantire il pari diritto allo studio di tutti gli alunni di ogni ordine e grado;
che sia emessa una circolare per cui, se i genitori dimostrano di aver costantemente manifestato la necessità di maggiori ore di sostegno, in concerto con l’equipe di GLH, ove l’Ufficio Scolastico Provinciale ignori le richieste, senza motivazione scritta e trasparente, sia sottoposto a forme di sanzione disciplinari reali. Il pubblico dipendente DEVE delle risposte. Il ricorso al TAR deve essere una eccezione e non la prassi;
che venga elaborato un progetto di informazione e sensibilizzazione all’interno delle scuole, fin dalle prime classi elementari, su proposta dei Consigli d’Istituto, premiando ogni anno le Scuole che otterranno il migliore risultato didattico e di innovazione tecnologica, come scambio multi-disciplinare applicato alla interclasse. Ciò con il doppio obiettivo di divulgare il senso di civiltà e rispetto che deve essere garantito PER TUTTI, oltre che ottenere la prova mancante consistente nella inversione di tendenza per cui non è solo l’alunno “normo” a dover tollerare la presenza dell’alunno disabile, bensì deve esistere lo scambio reciproco. Ricordiamoci infatti che quasi sempre si parla della integrazione scolastica dando per scontato che l’alunno disabile deve essere integrato nel gruppo classe. In realtà questa affermazione scaturisce dalla assoluta ignoranza in ambito di disabilità come forma di esistere che sia semplicemente uno dei mille volti del tessuto sociale. Obiettivo fondamentale è quello di innescare il meccanismo per cui siano gli alunni “normo” a dover essere integrati nella scuola per tutti, disabili inclusi. Finché la lente sarà sul disabile e su quanto si debba fare per “gestirlo”, la parola "integrazione" diventa sinonimo di "sopportazione sociale";
di ricordare ai Dirigenti Scolastici che, ove l’equipe lo ritenga favorevole per la crescita culturale degli allievi, nei casi in cui si renda necessaria la formazione dell’insegnante di sostegno su specifici ausili indispensabili, DEVE essere consentita la elaborazione di un progetto integrato al PEI che attui e soddisfi le reali necessità, in particolare per quanto attiene l’utilizzo di tecnologie innovative e sperimentali su pazienti disabili gravi e gravissimi totalmente paralizzati e quindi privati dell’uso del corpo , ma comunque in grado di contribuire alla crescita della cultura del Paese tutto attraverso la libera espressione di una intelligenza colta e costantemente nutrita.
Ricordiamo che la legge impone ai Genitori di educare, istruire e mantenere i propri figli. Tutti. Dobbiamo certamente rifornire il frigorifero, ma solo nutrendo la loro cultura potremo contare, domani, su una profonda autonomia personale.
Siamo da sempre disponibili al confronto, sotto la forma ritenuta più idonea.
Distinti saluti.
Nell’allegato scaricabile sopra è disponibile l’elenco completo dei firmatari della lettera.
Per ulteriori informazioni: http://www.genitoritosti.blogspot.com/
Di Admin (del 13/04/2009 @ 19:50:55, in formazione, linkato 652 volte)
Istituire una classe di concorso per il sostegno?
Si tratta di una delle ipotesi emerse nell'incontro svoltosi al Ministero il 7 aprile scorso.
Cosa ne pensi? Sei d'accordo? oppure no? La questione invita ad una riflessione. Per questo abbiamo promosso un sondaggio: puoi votare cliccando la tua preferenza su questa pagina (in basso a destra).
Ulteriori argomenti verranno proposti in seguito.
Per approfondimenti:
http://www.superando.it/content/view/4369/116/
Di Admin (del 03/04/2009 @ 20:26:26, in attualità, linkato 352 volte)
«Confermato il limite di venti alunni nelle classi con disabili»: chiaro e perentorio il titolo del breve comunicato stampa, pubblicato sul sito del Ministero in data 30 marzo 2009, con il quale si va a precisare quale potrà essere il prossimo anno scolastico la situazione “numerica” delle classi in cui sono presenti alunni con disabilità.
La preoccupazione per la situazione dell'inclusione, tuttavia, non viene meno: nel comunicato, infatti,
se da un lato viene “confermato il limite” del numero degli alunni in una classe cui siano iscritti compagni con disabilità,
dall’altro non viene esplicitato il "tetto massimo", ovvero il numero massimo di alunni con disabilità che possono essere iscritti in una classe composta di 20 alunni.
La domanda, alla quale manca una risposta precisa e non equivocabile, resta la seguente:
- quanti alunni con disabilità, di questi 20, possono esserci in una classe?
Nell’affermare un limite, non viene specificato l’altro: se nella classe di 20 alunni sono presenti «n» alunni disabili, il valore «n» a quanto corrisponde? Attualmente, infatti, resta … indefinito.
Il valore “indefinito” viene pertanto lasciato alla libera interpretazione, alla discrezionalità del singolo.
Cosa succederà dunque il prossimo anno scolastico? Di quanti alunni dovrà essere formata la classe che accoglie alunni disabili: questo ce lo dice il Ministero: 20 alunni. Ma di questi, quanti alunni con disabilità? e a questa domanda chi darà una risposta?
Scarica il comunicato stampa del Ministero:
http://www.pubblica.istruzione.it/ministro/comunicati/2009_miur/300309.shtml
Di Admin (del 25/11/2008 @ 12:10:50, in In classe, linkato 966 volte)
Stanno pervenendo segnalazioni su una nuova prassi di "fare scuola": portare gli alunni disabili fuori dall'aula, non per interventi individualizzati previsti e progettati sulla base dei bisogni dell'alunno stesso, ma per progetti che vedono la presenza di "tutti gli alunni disabili" in un posto diverso dalla loro classe.
Sconcertante, poi, che molti docenti di sostegno non solo acconsentano a tale prassi, ma la sostengano e la difendono. La decisione viene presa collegialmente, da tutto il Collegio Docenti, e quindi inserita nel POF.
Ma è davvero una scuola di qualità quella che conduce gli alunni disabili in un'altra stanza, allontanandoli dalla classe di appartenenza, separandoli? Non le chiamavano classi differenziali una volta?
La storia dell’integrazione prende il via con la chiusura delle classi differenziali. La riapertura di realtà simili ne sta forse a significare la fine?
Cosa succede nella tua scuola? Racconta la tua esperienza. Esprimi il tuo parere.
Per scrivere il tuo post, clicca sulla parola qui sotto "commenti", apparirà una finestra di dialogo, scrivi il messaggio nell'apposito spazio, situato in fondo, quindi clicca "invia".
Il post sarà pubblicato a cura della Redazione al più presto.
Mentre negli altri ordini di scuola l'insegnante per le attività di sostegno viene assegnato alle classi in cui è iscritto l'alunno/a disabile facendo riferimento al punteggio maturato in servizio, alla scuola Secondaria di Secondo Grado le cose vanno diversamente. La situazione, infatti, è un po' più complicata.
Nella scuola Secondaria di Secondo Grado i docenti sono suddivisi, sulla base della rispettiva classe di concorso per la quale maturano il servizio, in "aree disciplinari" alle quali viene fatto riferimento per l’assegnazione ai posti di sostegno della scuola.
La scelta dell’Area viene effettuata sulla base dei bisogni dello studente disabile. Capita talvolta che per il primo anno scolastico possa esserci incongruenza fra la scelta dell’area e i reali bisogni: per l’anno successivo dovrebbe, invece, essere individuata con maggiore precisione.
È una questione che sta sollevando alcuni dubbi, anche per la modalità con cui viene effettuata la scelta delle aree, non sempre trasparente. Ma, nella pratica, cosa significa una divisione di questo tipo? È veramente efficace per gli alunni?
La suddivisione in “aree disciplinari”, effettivamente, contribuisce al processo di integrazione scolastica e sociale dello studente disabile?
Se poi per lo studente si elabora un percorso disciplinare differenziato, la scelta dell’insegnante di sostegno sulla base delle aree può essere congruente? Oppure sarebbe più opportuno pensare alla nomina di un docente specializzato, che sia comunque in grado di offrire una formazione generale adeguata ai bisogni dello studente?
La presenza delle aree disciplinari fa pensare e discutere. Qual è la tua opinione al riguardo? Mantenere le aree o proporre qualche altra forma organizzativa? Introdurre qualcosa di nuovo, oppure semplicemente rimuoverle?
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È stato presentato il 12 maggio un Progetto di Legge su iniziativa dell’on. Valentina Aprea, già Sottosegretario all’Istruzione, riguardante le «Norme per l'autogoverno delle istituzioni scolastiche e la libertà di scelta educativa delle famiglie, nonché per la riforma dello stato giuridico dei docenti».
In data 27 maggio 2008, il Progetto di Legge è stato assegnato, in sede referente, alla VII Commissione Permanente della Camera, di cui, fra l’altro, l’on. Aprea è Presidente ( http://www.camera.it/organiparlamentarism/10085/242/4413/10228/ commissionepermanentecopertina.asp ).
Si tratta di una proposta molto importante, in quanto andrà a ridisegnare aspetti fondamenti del mondo della scuola, trasformando “radicalmente il governo delle istituzioni scolastiche, che si presenta, ancora oggi, caratterizzato da elementi che non colgono i cambiamenti costituzionali e le innovazioni sulle norme di governo delle istituzioni scolastiche sia amministrative che didattiche” (Aprea); è una proposta di legge generale, di principi, che valorizza l’Autonomia Organizzativa (L. 58/97) soprattutto “sulle questioni che riguardano tutto il funzionamento interno” (Aprea).
In particolare vengono affrontate questioni attese dagli insegnanti: dalla formazione iniziale alle modalità di reclutamento. Vediamo ora alcuni elementi, rinviando, per il resto, alla lettura del testo scaricabile da: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0001960).
FORMAZIONE INIZIALE: “si esplica nei corsi di laurea magistrale e nei corsi accademici di secondo livello, finalizzati all'acquisizione delle competenze disciplinari, pedagogiche, didattiche, organizzative, relazionali e comunicative, nonché di riflessione sulle pratiche didattiche, che caratterizzano il profilo formativo e professionale del docente” (art. 13).
CARRIERA articolata in tre livelli: docente iniziale, docente ordinario, docente esperto, con conseguente riconoscimento giuridico ed economico; l’articolazione “non implica sovraordinazione gerarchica”. Il cambio di livello, derivante anche dal merito professionale, presuppone esplicita richiesta da parte del singolo docente.
Per quanto riguarda il reclutamento, questi sono, in linea di massima, i passaggi:
l’aspirante docente, che ha conseguito la laurea magistrale o il diploma accademico di secondo livello e l'abilitazione all'insegnamento, ai sensi dell'articolo 13, potrà iscriversi, sulla base del voto conseguito nell’esame di Stato abilitante, in un apposito Albo Regionale, situato presso gli Uffici Scolastici Regionali.
Anno di applicazione: l’abilitazione consentirà al docente di effettuare «un anno di applicazione» presso un’Istituzione Scolastica, dove sarà seguito da un docente tutor, designato dal collegio dei docenti.
Dopo la discussione della relazione elaborata a conclusione dell’anno di applicazione, verrà espressa una valutazione ai fini del superamento o meno dell’anno di applicazione.
Superato l’anno di applicazione, il docente potrà partecipare ai “concorsi per docenti” banditi con cadenza triennale dalle singole Istituzioni Scolastiche statali, per la copertura dei posti disponibili e vacanti, posti accertati dagli Uffici Scolastici Provinciali e Regionali.
Con decreto successivo saranno definite le classi di concorso
Formazione docenti "integrale", anche per le attività di sostegno: se ne parla?
Per quanto riguarda la preparazione professionale per le attività di sostegno, gli unici riferimenti rintracciati nel testo riguardano la strutturazione dei percorsi formativi. Il secondo capoverso del comma 3, art. 13 recita «I decreti di cui al comma 2, lettera c), disciplinano, altresì, le attività didattiche concernenti l'integrazione scolastica degli alunni in condizione di handicap e prevedono che la formazione iniziale dei docenti possa essere svolta anche mediante la frequenza di stage all'estero».
Non si riesce a comprendere dal testo così predisposto, se la formazione riguarderà “tutti i nuovi docenti”, oppure se la situazione resterà come quella di oggi, con percorsi separati...
Di fatto oggi la scuola ha estremo bisogno che la preparazione professionale dei nuovi insegnanti (e se possibile anche quelli in servizio) riguardi tutti gli aspetti e non solo il curricolo disciplinare. Occorre formare docenti professionalmente preparati per affrontare le sfide che sempre più numerose e urgenti si impongono: dagli studenti in situazione di handicap (L. 104/92), alle difficoltà di apprendimento fino all’integrazione degli studenti non-italofoni. Questo per dire le più urgenti. Integrazione e Intercultura chiedono di essere immediatamente tradotte nella prassi scolastica quotidiana, perché la società non può più attendere!
Altre novità contenute nel Progetto di legge sono:
l’istituzione della figura di ViceDirigente, come livello di carriera e previo superamento di prove concorsuali (art. 18)
l’istituzione di un organo di valutazione professionale (art. 17)
la sostituzione dei consigli di istituto con i Consigli di Amministrazione
infine, spariranno le RSU.
Di questa proposta che va a ri-disegnare la scuola cosa tenere? cosa buttare? cosa cambiare? È durante l’iter parlamentare, nelle commissioni, che è possibile far sentire la nostra voce.
«Come insegnante penso che......» scrivi la tua opinione: se un cambiamento ci deve essere che venga fatto “insieme a noi”, non senza di noi.
La notizia è riportata dalla news di “Tuttoscuola”, numero 331, del 17 marzo 2008.
Anticipata dall’intenzione di preparare insegnanti “specialisti della patologia”, l’idea di creare una task-force sembra avvicinarsi sempre più.
Si tratta quasi del “debito” che la scuola deve “pagare” ad ogni cambio ministeriale.
Il precedente governo aveva lasciato in eredità un decreto per la certificazione dei disabili che continua ancor oggi a creare confusione.
L’attuale compagine lascia in eredità un altro pesante fardello: una sede unica per gli insegnanti di sostegno, dove avranno “titolarità”, anche se poi, operativamente, saranno dislocati sul territorio. L’articolo definisce gli insegnanti di sostegno una “task-force”.
Ci limitiamo a dire che un’idea così composta rafforza ancor di più l’opinione che gli insegnanti di sostegno sono destinati al singolo caso e non al gruppo-classe, come recita la normativa e come da anni ricordano le Associazioni dei genitori. Una identificazione di questo tipo, infatti, ha quale conseguenza diretta la delega totale all’insegnante di sostegno, a colui che dalla sede di titolarità si sposta sul “singolo-caso”, da parte degli insegnanti curricolari, situazione per la quale, da anni, si chiede un intervento per un cambiamento radicale, ovvero della presa in carico degli studenti disabili da parte di tutti gli insegnanti della classe.
Ecco il testo pubblicato da Tuttoscuola n. 331: «È stata depositata nei giorni scorsi presso la Conferenza Stato-Regioni e Autonomie locali la bozza di un’intesa che dovrebbe essere discussa e approvata prima di Pasqua e che riguarda l'integrazione degli studenti handicappati.
Il testo è stato proposto dal Ministero della Pubblica Istruzione e prevede che a livello territoriale i diversi livelli istituzionali (scuola, asl ed enti locali) concorrano in sinergia ad assicurare accoglienza e integrazione ai ragazzi portatori di handicap. Il documento puntualizza e approfondisce la materia dell'integrazione sociale, cercando di darne un’impostazione sistematica e funzionale.
In coda al documento vi è una novità interessante. Si prevede, infatti, che i docenti di sostegno, anziché essere titolari presso un’istituzione scolastica, come capita attualmente, siano in carico ad un’unica scuola polo del territorio.
Dalla scuola polo, in cui sarebbero tutti titolari, dovrebbero poi essere assegnati alle singole scuole, salvaguardando possibilmente la continuità didattica. Una specie di task force di zona per l'integrazione.
Si tratta di una piccola rivoluzione su cui i sindacati degli insegnanti hanno dato presumibilmente il loro placet, ma che potrebbe creare qualche problema ai docenti per la non coincidenza tra sedi di titolarità e sede di servizio scelta della sede.
Ad ogni modo l'Intesa, se approvata, difficilmente potrà essere applicata già dal prossimo anno scolastico, visto che gli organici del personale per le titolarità sono già stati definiti».
Di Admin (del 04/02/2008 @ 11:26:45, in attualità, linkato 1032 volte)
L'intervento di Antonio Rocchetti, -da Repubblica Napoli- pubblicato su OrizzonteScuola, invita a riflettere sul "qui e ora" orientato ad un domani sempre più imminente.
«La scommessa dell'integrazione, dice Nocchetti, propugnata oltre 30 anni fa da una classe politica di extraterrestri, se confrontata con gli attuali parlamentari appare irrimediabilmente perduta».
Il "Rapporto intermedio sulla revisione della spesa", documento governativo passato in sordina, contiene e traduce le prospettive in tema di integrazione...
«La premessa culturale –afferma Rocchetti -che sentiamo di avversare con forza è che [...] la disabilità possa avere un costo economico comprimibile». Per assicurare diritti costituzionali come l’istruzione e la salute, la riposta non può tradursi con una “riduzione dei costi”.
In relazione all’integrazione scolastica, Rocchetti richiama alcuni punti fondamentali:
la formazione, per il quale rimanda al rapporto OCSE 2007;
la formazione di tutti i docenti curricolari, aspetto che tarda a trovare risposte precise;
l'incremento del numero degli alunni per classe, che contribuisce a rendere ancor più problematica “la qualità del tempo scuola per gli studenti disabili”;
la continuità educativo-didattica dell’insegnante per le attività di sostegno: continuità promessa a voce, ma non rintracciabile in finanziaria...
la possibile “scomparsa di 8000 insegnanti di sostegno”, quale conseguenza della definizione numerica “dell’organico di sostegno a 94000 unità, indipendentemente dal numero degli alunni disabili, per i prossimi anni... ”;
scomparsa della deroga per gravità;
le certificazioni per disabilità, fissate dal precedente governo, completano il quadro...
Situazione attuale e prospettive. Ma dove sta andando l’integrazione? Ed è in questa direzione che noi, insegnanti di sostegno, intendiamo dirigerci? Che fare?
Per leggere il testo integrale www.orizzontescuola.it/orizzonte/article17977.html
Di Admin (del 02/02/2008 @ 00:37:01, in attualità, linkato 945 volte)
Solo un italiano su tre ha fiducia nella scuola. A sostenerlo è l’Eurispes attraverso il Rapporto 2008, del quale un’anticipazione è stata pubblicata il 21 gennaio 2008. Dalla sezione, dedicata alla fiducia degli italiani nelle istituzioni, emerge che la maggior parte dei cittadini (il 46,3%) hanno “poca” fiducia verso l’istituzione scuola, e il 19% ammette, addirittura, di non averne “alcuna”.
L'istituzione scolastica ispira piena fiducia solamente ad un cittadino su tre, mentre appena un anno fa la percentuale era più alta: un italiano ogni due.
A sostenerlo è l’Eurispes attraverso il Rapporto 2008, del quale un’anticipazione, dedicata alla fiducia degli italiani nelle istituzioni, è stata pubblicata il 21 gennaio.
Secondo il sondaggio annuale dell’Istituto di studi politici economici e sociali la credibilità del mondo della scuola sarebbe sempre più in declino: ispira fiducia solo ad un terzo del campione (il 33% appunto), mentre un anno fa, di questi tempi, la percentuale era del 47,1.
La maggior parte dei nostri cittadini (il 46,3%), sempre secondo il Rapporto, sarebbero così oggi orientati ad avere un rapporto di “poca” fiducia verso l’istituzione scuola, a cui va aggiunto un 19% di cittadini che addirittura ammette di non averne “alcuna”.
Insomma, una vera debacle di consensi, probabilmente influenzata da un mix di motivazioni: dal numero ormai incontrollato di casi di bullismo ai risultati sempre più deludenti sulle competenze dei nostri alunni (l’ultimo particolarmente significativo il Pisa-Ocse della fine del 2007); dal mutamento ciclico e frenetico delle strategie che guidano il mondo dell’istruzione fino alla scarsa considerazione generalizzata della società per valori ed istituzioni sino a qualche decennio fa invece veri e propri totem.
E’ soprattutto su quest’ultimo punto che si sofferma l’Eurispes. Il giudizio mediocre espresso dagli italiani verso il mondo della scuola rispecchia in pieno quello per le istituzioni di qualunque genere esse siano: dalle forze dell'ordine alle istituzioni religiose, alla politica.
Unica in controtendenza la magistratura, con fiducia in lieve rialzo ma che non supera comunque il 50%.
Ad aggiudicarsi il primato in termini di fiducia sono le associazioni di volontariato: 71,6% di fiduciosi (il 26,6% molto, il 45% abbastanza): la percentuale è però in calo rispetto a un anno fa (78,5%). Al secondo posto, con oltre la metà di cittadini fiduciosi, i Carabinieri (57,4%) e la Polizia (50,7%). La Chiesa e le altre istituzioni religiose raggiungono il 49,7% di fiduciosi, meno della metà, con una flessione notevole della fiducia rispetto al 2007 (60,7%).
Il 46,3% dicono di fidarsi della Guardia di Finanza. Ottengono ancora meno fiducia le associazioni di imprenditori (23,5%), la Pubblica amministrazione (20%, in calo rispetto al 26,9% del 2007) e i sindacati (19,5%, a fronte del 26,7% dell'anno precedente).
All'ultimo posto, e questa non è una sorpresa, i partiti, in cui ripone fiducia solo il 14,1% degli italiani: ben la metà (50,8%) non si fida per niente, il 33,1% poco, il 9,6% abbastanza.
Tale risultato è quasi analogo a quello del 2007 (12,6%), segno che la sfiducia nei partiti ha contagiato i cittadini già da anni e si è poi estesa anche alle altre istituzioni, quasi senza eccezioni.
I personaggi pubblici al di fuori della politica, come Beppe Grillo o anche Nanni Moretti, ottengono in ogni caso maggiori consensi (il 21,6%) rispetto ai politici veri e propri.
(di Alessandro Giuliani. Dal sito http://www.tecnicadellascuola.it/)